Niente vuvuzela, solo petardi
Dunque la UEFA proibisce l’utilizzo delle vuvuzela nelle sue competizioni. L’atmosfera delle partite, recita testuale il comunicato emesso dal massimo organismo calcistico europeo, verrebbe cambiata dal suono delle ormai celebri, fatidiche trombette. Motivazione più che lecita. Ci si chiede, tuttavia, come mai i cori violenti, i cori razzisti, lo scoppio dei petardi e l’utilizzo dei fumogeni, di fatto componenti preponderanti di ogni partita di calcio, non vadano anch’essi ad alterare l’atmosfera di suddetti incontri.
Del tu, del lei, degli occhi a mandorla
La coda è di quelle snervanti. Almeno una ventina di persone assiepate dinanzi al desk dell’accettazione attendono il loro turno per descrivere al personale medico i propri sintomi e per vedersi assegnato un codice colorato in base al quale si verrà chiamati e, si spera, curati. È il Pronto Soccorso di un grande ospedale. Fuori fa caldo, il termometro segna oltre 30 °C. All’interno l’impianto di climatizzazione non è nelle sue migliori giornate. In coda, è ovvio, c’è gente sofferente; sofferente e spaurita. C’è il vecchio con la pancia del buddha, la signora sui sessanta fresca di messinpiega e col volto tumefatto dalla caduta, la quarantenne con l’alluce fasciato, l’anziano sulla sedia a rotelle, la venezualana dagli shorts più shorts dell’intero emisfero settentrionale; c’è insomma un campione di umanità varia ed eterogenea, unita suo malgrado da un comune filo conduttore: la sofferenza. Tutti, ma proprio tutti, in quella sala d’attesa, combattono con qualche problema di salute, con qualche timore, con qualche seria preoccupazione, ché se non sei preoccupato, al Pronto Soccorso non ci vai nemmeno sotto tortura. Tra queste povere anime sottratte da un infortunio o da un malore al tran tran della vita quotidiana, in mezzo a quella folla silenziosa e dignitosa, scorgo due uomini dai tratti somatici marcatamente asiatici. Uno dei due non sta molto bene. Giunge in prossimità del desk e, vuoi per l’ansia che lo opprime, vuoi per la scarsa confidenza con l’ambiente, vuoi perché – chissà – magari si sente male davvero, tenta di superare l’intera coda e di presentarsi all’accettazione prima di ogni altro. Hey! Guarda che devi fare la fila! Guarda che devi aspettare il tuo turno. Prima di te c’è tutta ‘sta gente qua. La vedi? Lui, nel suo improbabile italiano, prova a dire che non sta molto bene, che ha bisogno di essere assistito subito. Senti, qui stiamo tutti male, ok? Guardati intorno: tra quelli che vedi non ce n’è uno che stia bene. Te ne sei reso conto? Il ragionamento non fa una piega. Se siamo lì è perchè tanto bene non stiamo. Sarà il personale medico a stabilire le urgenze. Le reazioni, dunque, per quanto impulsive e non proprio eleganti posso comprenderle. Una cosa però mi colpisce: gli diamo del tu. Tutti, nessuno escluso. Non è italiano, e per questo ci sentiamo autorizzati a dargli del tu. Se a passarci avanti irrispettosamente fosse stata una signora della nostra stessa nazionalità le avremmo risposto nello stessso modo, certo. Ma le avremmo dato del lei.
0L’amicizia al tempo di Facebook
Facebook dovrebbe smettere di utilizzare il termine amicizia. Quando due utenti scelgono di mettersi e rimanere in contatto tra loro utilizzando il social network più noto dell’universo, non stanno stringendo amicizia, stanno solo – appunto – mettendosi in contatto tra loro. Potrebbero già essere amici o potrebbero anche non esserlo e non volerlo manco mai diventare. Vogliono solo mettersi in contatto, condividere argomenti, idee, contenuti, opinioni. Se poi sono anche amici, o se lo diverranno, è affar loro. Quindi basta con l’utilizzo di questo sostantivo dai significati così profondi. Sì, basta, perché poi – tra l’altro – profonde diventano anche le implicazioni di un eventuale rifiuto. Tu rifiuti di entrare in contatto con lui e lui si offende perché gli hai rifiutato l’amicizia.
0Terremoto nelle Marche: la terra si muove, i media no
Continuano le scosse di terremoto nelle Marche. Le zone di Fermo e Ascoli Piceno continuano a tremare senza tregua. Quattro scosse negli ultimi tre giorni. Una, di magnitudo 3.0, appena un’ora fa. Eccoti l’elenco aggiornato dei movimenti tellurici che a partire dallo scorso ottobre hanno colpito la zona. Il tutto – eccezion fatta per le scosse del 12 gennaio scorso, due delle quali di magnitudo 4.0 e 4.1 – nel più totale silenzio dei media. La terra si muove, i media no.
| Data | Ora | Magnitudo |
| 14.10.2009 | 21.34.17 | 3.0 |
| 14.10.2009 | 21.37.59 | 2.8 |
| 17.10.2009 | 08.00.51 | 2.7 |
| 19.10.2009 | 13.47.40 | 2.7 |
| 28.10.2009 | 15.16.20 | 2.8 |
| 14.12.2009 | 17.54.24 | 2.5 |
| 08.01.2010 | 23.40.20 | 2.9 |
| 10.01.2010 | 09.33.35 | 3.9 |
| 10.01.2010 | 13.37.36 | 3.1 |
| 10.01.2010 | 15.02.22 | 1.7 |
| 12.01.2010 | 09.07.16 | 2.9 |
| 12.01.2010 | 09.25.10 | 4.0 |
| 12.01.2010 | 09.35.59 | 2.6 |
| 12.01.2010 | 09.48.51 | 2.6 |
| 12.01.2010 | 12.26.49 | 2.7 |
| 12.01.2010 | 12.40.39 | 2.7 |
| 12.01.2010 | 14.35.44 | 4.1 |
| 12.01.2010 | 15.04.40 | 2.5 |
| 12.01.2010 | 20.05.05 | 2.8 |
| 13.01.2010 | 02.24.20 | 2.5 |
| 15.01.2010 | 14.35.29 | 2.6 |
| 15.01.2010 | 20.13.32 | 3.1 |
| 23.02.2010 | 12.32.34 | 2.7 |
| 01.02.2010 | 12.30.15 | 2.6 |
| 02.02.2010 | 20.42.43 | 3.5 |
| 02.02.2010 | 20.46.43 | 2.6 |
| 03.02.2010 | 08.53.55 | 3.0 |
Botti deficienti
E arriverà la mezzanotte del 31 dicembre, e arriveranno i botti di Capodanno, e arriveranno i feriti, e speriamo non arrivino i morti. E soprattutto speriamo arrivi presto il giorno in cui l’abitudine deficiente di sparare sparare sparare sparisca.
0Facebook vergogna: Se saltelli, Balotelli muore anche online
Va’ su Facebook, digita Balottelli e ti accorgi che:
- oltre 90 gruppi si chiamano: Se saltelli muore Balotelli
- gli oltre 90 gruppi così denominati contano nel complesso quasi 5.700 iscritti
- un’infinità di altri gruppi hanno nomi che vanno dal Via Balotelli! sino al A morte Balotelli, passando per Odio Balotelli, Balotelli vergogna italiana, Tinteggiamo Balotelli, Balotelli trovatello, Balotelli al rogo, Sopprimete Balotelli, Balotelli in catene, Che Dio fulmini Balotelli, Prendiamo a fucilate Balotelli e così via, in una lunga, interminabile serie di gruppi i cui nomi e i cui scopi fanno accapponare la pelle.
Un trattamento simile, se pur in misura ridotta quantomeno sotto il profilo quantitativo, è riservato a Cristiano Lucarelli (4 i gruppi denominati Se saltelli muore Lucarelli) per un totale di oltre 800 individui aggregati.
Simili nefandezze non meritano manco di essere menzionate. Ciò che invece merita di essere menzionato, anzi stigmatizzato, è il comportamento inspiegabile, assurdo, pericoloso ed eccessivamente permissivo dei signori che gestiscono Facebook. Ma come? Quando provo ad aprire un gruppo, mi compare questo avviso:
Attenzione: non saranno tollerati gruppi volti ad attaccare una persona specifica o un gruppo di persone (ad esempio gruppi razzisti, sessisti o altri gruppi basati sull’odio). La creazione di simili gruppi comporterà l’immediata chiusura del tuo account Facebook.
La creazione di simili gruppi comporterà l’immediata chiusura del tuo account di Facebook, ci avvisano i signori. Ma dove? Ma quando? Gli account summenzionati sono tutti attivi e funzionanti. Non è forse il caso di cominciare a darsi una mossa? Non è forse il caso di cominciare a dare l’esempio? Non è forse il caso di passare, finalmente, dalle parole ai fatti? Non è forse il caso di chiuderli immediatamente quei gruppi e quegli account? O dobbiamo continuare a vedere tollerati certi scempi? O dobbiamo continuare a vedere sminuita la gravità di certo pensare e di certo agire? Signori di Facebook: avete serie responsabilità. Assolvetele. Grazie. Almeno voi.
5Lo status dell’instant messaging e quello della psiche
| Status IM | Status Psiche | Rimedio |
| Invisibile | Ipocrita | Abbi il coraggio di cancellarli, quei quattro che rompono. |
| Non disponibile | Snob | Avrai da fare solo tu? |
| Assente | Sbadato | Spegni quel PC. L’energia costa! |
| Disponibile | Tonto | Mettiti Non disponibile, non puoi mica esserci sempre per tutti. |
Accontentarsi di Mughini
Mi spieghi perché quando provo a guardarmi una trasmissione televisiva calcistica, qualunque essa sia, mi trovo davanti a comici, attori, scrittori, veline? Eppure un tempo, quando guardavo le trasmissioni televisive calcistiche, avevo modo di ascoltare Gianni Brera, Gualtiero Zanetti, Gianmaria Gazzaniga, Beppe Viola, Oliviero Beha, Italo Cucci, Roberto Beccantini. Io non ti dico di regalarmi gente di quel calibro, ma è possibile che debba accontentarmi di Teocoli, di Abatantuono e di Mughini?
1Che tristezza
Ormai da un po’ di anni partecipo a una specie di fiera riservata agli addetti di un determinato settore merceologico. È una piccola manifestazione che si tiene due volte l’anno e che ha un interesse di carattere strettamente territoriale. Dice: che me lo racconti a fare? Te lo racconto perché, come puoi ben immaginare, partecipo a questa fiera, da sempre, munito del mio PC e della connessione mobile a Internet. Col PC e con la connessione mobile posso permettermi il lusso di:
- dialogare in tempo reale con i miei mandatari italiani ed esteri senza spendere un centesimo
- continuare a rispondere al numero telefonico VOIP del mio ufficio senza alcuna spesa
- trasmettere ai miei mandatari, via mail, gli ordini dei clienti in tempo reale, senza alcun costo e con immediatezza
- consultare lo storico dei miei clienti rapidamente
- accedere all’anagrafica di tutti i miei clienti
- accedere a tutti i listini dei miei mandatari
- ricevere fax direttamente nella mia casella email
- trasmettere fax direttamente dal mio PC
- mantenere un costante contatto personale coi miei clienti grazie ai social network
- accedere a tutta la mia corrispondenza
Bello, no? Sì, bello, ma la cosa più bella, te lo assicuro, non è tra quelle sopraelencate. La cosa più bella è l’atteggiamento degli altri espositori, di quelli che svolgono – più o meno – il mio stesso lavoro.
Ma che ci fai sempre davanti al computer? Io il computer non so nemmeno accenderlo, figuriamoci! Ma possibile che tu sia sempre davanti al tuo giochino? Ma riesci a stare qualche minuto senza il computer?
E così via, in un’interminabile teoria di osservazioni banali e di chiacchiericci il cui tono e i cui contenuti non sembrano mai superare quelli dello Stadio Bar.
Io non rispondo nemmeno, anzi li ignoro senza scrupolo, e mi diverto da morire pensando che, mentre io ho accesso a tutto quel popò di roba che ti ho elencato sopra, loro:
- dialogano coi loro mandatari al cellulare spendendo cifre da capogiro
- assoldano persone che rispondano al telefono dell’ufficio in loro assenza
- continuano a trasmettere gli ordini via fax, buttando via soldi e trascorrendo le loro serate in ufficio mentre io me ne vado a spasso
- non hanno a disposizione lo storico dei loro clienti, e se lo hanno è stipato all’interno di enormi scaffali ammuffiti
- per avere accesso ai listini dei prodotti che vendono, devono portarsi dietro una quarantottore di carta
- per leggere i fax che ricevono devono attendere la sera o assoldare chi li legga per loro
- per trasmettere un fax devono tornare in ufficio
- per contattare un cliente devono passare attraverso mille filtri
- per accedere a un loro documento devono telefonare in ufficio, dove peraltro deve esserci qualcuno
Che tristezza.
2L’influenza suina e l’informazione distorta
Sono piuttosto stanco di questa influenza suina. No, non l’ho beccata; sono solo stanco dell’informazione distorta che ruota attorno a essa. I media continuano a contare il numero delle vittime, generando in molti la convinzione che tale epidemia sia più pericolosa delle altre. Ma lo è davvero? Quante persone ogni anno rimangono uccise dalle influenze cosiddette normali? Mi piacerebbe disporre di qualche dato, così da potermi fare un’idea più precisa. Sono convinto che mi accorgerei di come i mezzi di informazione stiano creando, chissà perché, una loro realtà ben diversa da quella vera. Ma non mi stupirei: è già successo molte altre volte, per esempio con l’Aviaria e con la Cinese. Con tutto il rispetto di chi, purtroppo, ci ha lasciato le penne. Che ne dici? Se non sei d’accordo son qua proprio per confrontarmi.
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