Danilo Tornifoglia: l’uomo di Strabacco racconta se stesso

6 maggio 1978: ad Ancona, nel cuore del centro storico, prende vita l’Osteria Teatro Strabacco, luogo destinato a segnare la storia della ristorazione anconetana divenendo irrinunciabile punto di riferimento per molti anconetani e per un’infinità di personaggi dello spettacolo, della politica, della tv. A idearla, a fondarla, a condurla, oggi come allora, è una vera e propria istituzione della ristorazione anconetana: Danilo Tornifoglia. Danilo è il nuovo ospite di Blumouse Coffee. Intervistato dal sottoscritto e dinanzi alla telecamera sapiente, discreta e curiosa della nota regista anconetana Laura Viezzoli, Danilo Tornifoglia racconta se stesso, racconta Strabacco, racconta la sua vita e il suo rapporto con Ancona. Dinanzi a un caffè. Un caffè per incontrare i personaggi di Ancona. Blumouse Coffee.

  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • MySpace
  • Tumblr
  • Twitter
  • email
Pubblicato in HeyZoom, I miei lavori | Scrivi un commento

Ancona sotto la neve: l’album fotografico partecipato nato su Facebook

Mentre nevica mi siedo al PC, mi collego alla pagina Facebook di Sarai belo te, il mio libro in anconetano, e lancio agli oltre 3.600 iscritti l’idea: pubblicate le  vostre foto di Ancona sotto la neve, ché poi ne realizziamo un album in formato PDF. Complici l’entusiasmo degli anconetani e i tre giorni di continue precipitazioni nevose, di immagini ne arrivano a centinaia. Mi rimbocco le maniche e in due giorni nasce Ancona sotto la neve il primo album fotografico partecipato dedicato alla nevicata anconetana del 2010. I quasi duemila download in pochi giorni, l’interesse dei media locali, il continuo tam-tam sui social network e i meravigliosi commenti dei tanti anconetani vicini e lontani mi gratificano come non avrei mai creduto. Eccolo, l’album. Scaricalo, ne  vale la pena.

  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • MySpace
  • Tumblr
  • Twitter
  • email
Pubblicato in I miei lavori | Etichette: , , , , , | Scrivi un commento

Avetrana e i turisti dell’orrore: da che pulpito viene la predica

I media ti portano 24 ore su 24 le persone di Avetrana dentro casa. Ti mandano alla moviola i loro passi, i loro gesti, le loro parole mille volte il giorno. Sezionano ogni loro frase, ogni loro mossa, ogni loro smorfia. Introducono con prepotenza le loro storie e i loro volti nella tua quotidianità. Li trasformano in personaggi pubblici da un lato e in vicini di casa dall’altro, in persone che ti sembra di conoscere da sempre, persone che arrivi a chiamare per nome, uomini e donne cui dai del tu, come forse non ti succede manco con la massaia che abita da trent’anni nel tuo stesso pianerottolo. Ti mostrano i loro movimenti, ti avvisano se escono di casa per andare dal salumiere o dal parrucchiere, te li inquadrano mentre si affacciano alla finestra o mentre parlano al telefono dietro le tende. Ti mostrano il giardino della loro casa, il marciapiede che percorrono ogni mattina per andare dal lattaio, la Fiat Punto con l’orso di peluche appeso al retrovisore, le Nike lise della scorsa stagione e i calzini bianchi col mocassino nero. Tutto questo fanno, i media. Tutto questo ti mostrano, in un delirio di curiosità morbosa, insensata, inutile e perversa; un delirio che sembra non avere fine né confine. Salvo poi gridare allo scandalo quando la gente, quella stessa gente che segue i loro farneticanti notiziari no-stop, dopo un bombardamento di tale portata, dopo un simile lavaggio del cervello, piglia l’automobile e va a visitare di persona la scena del delitto, i luoghi in cui vivono e si muovono quelle persone, quegli sciagurati, vittime o carnefici che siano. Turisti dell’orrore, li chiamano, in un’espressione che sarebbe più che appropriata se solo non provenisse dal pulpito di chi quell’orrore lo ha scriteriatamente amplificato sguazzandovi e scavandovi con morbosità, senza pietà, senza freno e senza ritegno. Nel nome di un’informazione, ormai orribile anch’essa, che – da matrice orribile qual è – altro non può fare che generare turisti dell’orrore.

  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • MySpace
  • Tumblr
  • Twitter
  • email
Pubblicato in I miei pensieri | Etichette: , , | Scrivi un commento

La musica dai dentisti: tanto rumore per nulla

Quando si parla di musica, di diritto d’autore e di diritti connessi, il popolo dei web surfers riesce spesso a stupirmi. Una sentenza del Tribunale di Milano, la 10901/2010, stabilisce che i dentisti, al pari di qualsiasi altra figura professionale e di qualsiasi altro esercizio commerciale, se vogliono diffondere musica nei luoghi in cui esercitano il loro lavoro debbono corrispondere i diritti fonografici alla SCF (Società Consortile Fonografici). Ciò vuol dire che se il mio amatissimo dentista vuole farmi sentire musica mentre mi trovo nei suoi locali, oltre a corrispondere, laddove dovuto, un compenso all’autore del brano utilizzato, pratica che si espleta interloquendo con la SIAE, deve sganciare un po’ dei suoi tanti quattrini anche all’interprete del brano stesso e alla sua casa discografica che, investendo tempo, risorse, energie e quattrini, permette l’incisione del brano e quindi la sua diffusione. La notizia rimbalza ovunque suscitando, guarda un po’, le reazioni indignate dei surfanti. Butta l’occhio per esempio sui commenti al  pezzo di Mauro Vecchio per Punto Informatico e vedi quel che sta succedendo: giudici servi, facciamo fallire la majors, sono solo un cancro, stomachevoli, mandiamoli a lavorare e così via in un crescendo di osservazioni che peraltro fondano spesso su di una scarsa conoscenza della materia. Poche, anzi rarissime, le voci a favore della sentenza, una sentenza per nulla strana né scandalosa, una sentenza che va a ribadire quel che sapevamo: la musica la fanno sì gli autori ma anche gli interpreti. Ne parlavo già in Podcasting che funziona, il libro che scrissi nel 2006 per Apogeo: se vuoi utilizzare pubblicamente Occhi di ragazza, il brano scritto da Ron negli anni settanta, devi corrispondere a Rosalino Cellamare – rappresentato da SIAE – quel che gli spetta. Ma non basta. Sai perché non basta? Perché se diffondi pubblicamente Occhi di ragazza, con ogni probabilità utilizzi la versione interpretata da Gianni Morandi. Dico bene? Se dico bene non si capisce per quale motivo tu, che utilizzi il lavoro di Gianni Morandi e della sua casa discografica, non debba corrispondere loro quel che loro spetta. È così scandaloso il fatto che Gianni Morandi, per autorizzarti a utilizzare un suo lavoro ti chieda un compenso? È così criminale che una casa discografica, per mezzo di SCF che la rappresenta, ti chieda un compenso per il lavoro che ti ha messo a disposizione? È così stomachevole che un giudice ribadisca quel che già sappiamo da anni, quel che la legge stabilisce già da tempo? Meritano di fallire quelli che – dopo aver investito le loro risorse – vorrebbero vedere rispettato il loro lavoro? Nell’aprile del 2006 intervistai per Apogeonline Filippo Rinaldi di BMG Ricordi. Il tema della chiacchierata? I diritti connessi, quegli stessi diritti che la sentenza 10901/2010 torna ora a difendere. Al Rinaldi chiesi, tra l’altro: Perché corrispondere tali diritti? I diritti connessi – mi rispose - hanno l´obbiettivo di tutelare il lavoro del produttore discografico, che impegna le proprie risorse per incidere e commercializzare il prodotto musicale e dell’artista interprete esecutore per il proprio contributo alla registrazione. Dov’è l’errore? Dov’è lo scandalo? Non ce n’è. Tanto rumore per nulla.

  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • MySpace
  • Tumblr
  • Twitter
  • email
Pubblicato in I miei pensieri, News | Etichette: , , , , , , | Scrivi un commento

Niente vuvuzela, solo petardi

Dunque la UEFA proibisce l’utilizzo delle vuvuzela nelle sue competizioni. L’atmosfera delle partite, recita testuale il comunicato emesso dal massimo organismo calcistico europeo, verrebbe cambiata dal suono delle ormai celebri, fatidiche trombette. Motivazione più che lecita. Ci si chiede, tuttavia, come mai i cori violenti, i cori razzisti, lo scoppio dei petardi e l’utilizzo dei fumogeni, di fatto componenti preponderanti di ogni partita di calcio, non vadano anch’essi ad alterare l’atmosfera di suddetti incontri.

  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • MySpace
  • Tumblr
  • Twitter
  • email
Pubblicato in I miei pensieri | Etichette: , , , , , , , , | Scrivi un commento