Ho imparato

scritto il 31.01.08 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | 1 Commento »

Letta da qualche parte:

Ho imparato che quando serbi rancore e amarezza
La felicità va da un’altra parte.

Ho imparato che bisognerebbe sempre usare parole buone
Perché domani forse si dovranno rimangiare.

Ho imparato che un sorriso è un modo economico
per migliorare il tuo aspetto.

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Evacuare

scritto il 25.01.08 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Ma evacuare non significa vuotare, liberare? Non sono le zone, le vie, le piazze, l’intestino, gli edifici a essere evacuati? Perché allora sempre più spesso, soprattutto in TV, per dire che sono state sgomberate delle strutture o delle aree, si dice che sono state evacuate delle persone?

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Il portafogli

scritto il 15.01.08 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | 1 Commento »

Era un portafogli vecchio e un po’ sdrucito. Non ricordo dove lo avessimo trovato; forse era di mio zio. So che l’idea di piazzarlo in mezzo alla strada legato al filo da pesca fu subitanea. Ci saremmo nascosti dietro una colonna, pronti a tirarlo verso di noi ogni qualvolta si fossero fermati a raccoglierlo. Dalle mie parti di gente ne passava. La mia via, seppur periferica, collegava un intero quartiere al mercato delle erbe ed era attraversata ogni giorno dalle persone più strane. Le conoscevo tutte. Conoscevo i loro nomi, i loro familiari, sapevo dove abitassero, come la pensassero, a che ora sarebbero passati, e riuscivo anche a intuire in che modo avrebbero reagito di fronte a uno scherzo come quello. Osservare di nascosto le loro reazioni dinanzi al portafogli smarrito sarebbe stato divertente. I primi esperimenti tuttavia non furono soddisfacenti. Il portafogli legato al filo da pesca non attirava l’attenzione di nessuno. I passanti non sembravano nemmeno percepirne la presenza. Delusi, iniziammo a chiederci che cosa ci stesse impedendo di riuscire appieno nel nostro intento. Forse il filo da pesca era più visibile di quanto credessimo? Sarebbe stato il caso di toglierlo e di lasciare il portafogli in mezzo alla strada solo soletto, in balìa dei passanti? E se poi ce l’avessero rubato? Avremmo perso l’oggetto del nostro divertimento. Ne sarebbe valsa la pena? Un intenso scambio di opinioni tra i giovani dell’isolato portò a decidere: via il filo da pesca! In fondo, se ci rubano il portafogli cosa vuoi che ce ne importi? È pure vecchio. Lasciamolo lì, in mezzo alla strada, e vediamo se ora qualcuno lo nota; divertiamoci a osservare il comportamento delle persone dinanzi al portafogli smarrito. Un passante, due passanti, tre passanti.: il portafogli continua a non farsi notare. Eppure è un portafogli! Là dentro la gente tiene i documenti, le banconote, le carte di credito. Possibile che nessuno lo veda? Possibile che nessuno si fermi a raccoglierlo? Insistiamo, dai. Aspettiamo ancora un po’ e vediamo cosa succede. Ma non succede niente, non si ferma nessuno. Deve esserci ancora qualcosa da mettere a punto, qualcosa che non va e che ci impedisce di far funzionare lo scherzo. Un ulteriore consulto e arriva il lampo di genio! È di mio cugino: Dobbiamo riempire il portafogli di carta! Deve dare l’impressione di essere colmo di banconote! Non fa in tempo a finire la frase che le pagine dell’ultimo numero del Monello vanno a riempire il nostro in ogni angolo, trasformandolo in un involto le cui dimensioni e il cui aspetto lasciano presagire, al suo interno, una nutrita presenza di banconote. Forse ci siamo, forse ora lo scherzo funzionerà. Funzionò. Non ci fu passante che non si fermò a raccogliere quel portafogli zeppo di carta, nessuno che - guarda caso - non si accorgesse della sua presenza. E ogni volta che qualcuno si fermava salivano alte le nostre risa, e il povero malcapitato (o malintenzionato?) era costretto a chissà quali esercizi di equilibrismo per nascondere il suo imbarazzo, il suo impaccio di fronte a quel gruppetto di ragazzini divertiti e un po’ cinici. L’avrei riconsegnato! Cercavo solo di risalire al proprietario. Volevo solo metterlo lungo il bordo della strada. Ma noi ad attribuir loro buona fede non ci pensavamo proprio. Il loro impaccio era troppo divertente. Durò diversi giorni quello scherzo, forse qualche settimana, poi qualcuno la prese male e pensò di portarsi a casa il portafogli. Peccato, era uno scherzo innocuo e divertente. Credo fosse il 1980.

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Rituali ridicoli

scritto il 01.01.08 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Ogni anno ci provo, ce la metto tutta, ma non mi riesce mai di capire perché avvertano con tanta intensità il bisogno di esorcizzare la paura del tempo che passa, e del conseguente invecchiarsi, sparando in aria per almeno mezzora. Succede sempre alla mezzanotte del 31 dicembre, in un rituale che mi par diventare ogni anno più ridicolo e più pericoloso.

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Mia zia

scritto il 25.12.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | 2 Commenti »

Capelli neri, occhi scuri, idee chiare, grinta da vendere. Era mia zia, la sorella minore di mio padre. La sentivo poco, la vedevo ancor meno. Gli impegni di mio zio l’avevano portata a lungo in giro per il mondo e poi, da tempo, a stabilir dimora cinquanta chilometri più a nord della mia città, del luogo in cui nacque e crebbe anche lei. Scelse di vivere in una piccola cittadina lungo il mare, dove le persone usano muoversi in bicicletta e sembrano affrontare la vita con un’insolita serenità. Amava lo sport, in primis il calcio, e proprio come me era innamorata dell’Inter. Aveva vissuto, ragazza, i fasti di Herrera. Il sinistro di Mario Corso, i guizzi di Sandro Mazzola, gli affondi di Giacinto Facchetti, le magiche notti europee e mondiali dominate dalla Beneamata le avevano rubato il cuore. Erano poche, allora, le donne appassionate di calcio. E proprio al calcio, e allo sport in generale, sono legati alcuni ricordi che ho di lei. La vedo ancora sugli spalti di un piccolo campo di periferia arrabbiarsi per una partita che vedeva mio padre seduto in panchina a guidare una delle due compagini. Perdemmo uno a zero; il centravanti sbagliò un goal fatto, uno di quei goal che non si possono sbagliare. A lei non andò giù e si infuriò come non mai. Era il 1974. Mi teneva per mano. Io avevo 7 anni, lei 28. Era poco più di una una ragazza, eppure mi sembrava chissà quanto grande. E poi il tennis. Un sabato di qualche anno dopo, mentre l’Italia rimaneva a casa a guardare il Festival di Sanremo, andammo insieme al Palazzo dello Sport. C’era un bel torneo, c’erano Corrado Barazzutti e Paolo Bertolucci. A perderseli per guardare il Festival mia zia non ci pensava proprio. E la pallacanestro? La sera del 1 ottobre 1977 avremmo dovuto essere di nuovo al Palasport: la squadra della nostra città era impegnata in un incontro al vertice. Lei aveva già preso i biglietti. Ma io le rovinai tutto finendo sotto un’automobile poche ore prima e costringendola a correre all’ospedale. E all’ospedale, purtroppo, dovette correre molte altre volte. Pochi anni più tardi, infatti, il male iniziò a perseguitarla senza tregua, infierendo su di lei con una successione spietata di colpi tremendi ai quali reagì sempre con forza e con dignità. L’ospedale le divenne familiare. Strinse i denti, fece finta di niente, non diede a vedere nulla. Ordinò ai suoi di non farne parola. Continuò la sua vita di sempre, come se nulla le fosse accaduto, come se nulla continuasse ad accaderle. La paura di una ricaduta, la sofferenza delle devastanti terapie, l’angoscia dei continui controlli non avrebbero in alcun modo dovuto distoglierla dalle sue passioni, dalle sue abitudini, da suo marito, da suo figlio. Nessuno avrebbe dovuto sapere, perché nessuno avrebbe mai dovuto rivolgerle uno sguardo di compassione. Zia non ne aveva bisogno. Zia li detestava. Zia ce l’avrebbe fatta. Zia era forte, lo era davvero. Lo fu per altri quindici tormentati anni. Poi dovette arrendersi in una notte d’estate, la sua cinquantaquattresima estate. La mia estate peggiore.

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La mappa non è il territorio

scritto il 05.12.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

La mappa non è il territorio, sostengono gli esperti di Programmazione Neurolinguistica. Vi è un’irriducibile differenza tra il mondo e la percezione che ne abbiamo, dichiarano. Parole sante, che danno il senso di come ogni essere umano sia diverso dall’altro, di come percepisca il mondo in maniera tutta sua e di come sia dunque difficile - per noi poveri esseri umani - comunicare. Se io, Matteo e Marianna passeggiassimo insieme lungo la via principale della nostra città, condivideremmo la stessa esperienza, sei d’accordo? Bene. Prova però, al termine della nostra passeggiata, a chiederci quali cose, di quella camminata lungo il corso, ci abbiano colpito di più. Io ti dirò che ho ancora in testa il rumore delle auto, Matteo dichiarerà di aver notato i colori delle vetrine, Marianna ti dirà che il corso era pieno di gente stravagante. Un unico territorio, il corso, tre mappe: una rumorosa, una colorata, l’altra pittoresca. Quale di queste tre è quella giusta? Tutt’e tre, o - meglio ancora - nessuna. Nessuna delle tre percezioni può dirsi superiore all’altra o più esatta delle altre. Ognuna di esse è semplicemente un modo per interpretare, sentire, vivere ciò che ci circonda. E tutto ciò non vale solo per il corso. Ogni aspetto della nostra vita risponde a questa regola; di ogni cosa, di ogni territorio, noi creiamo la nostra personalissima mappa. Comunicare diviene più facile solo se teniamo conto di ciò, solo se ci mettiamo in testa che il nostro sentire non è migliore di quello degli altri ma è soltanto diverso, solo se ci mettiamo in testa di non dare mai niente per scontato, men che meno la bontà delle nostre opinioni, che - chissà perché - ci piacciono sempre così tanto.

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Lungo le vie della giovinezza

scritto il 01.12.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

È stato un bel pomeriggio, quello di ieri. L’ho trascorso passeggiando con mia moglie lungo le vie del suo quartiere, le vie in cui è nata e cresciuta e dalle quali si è allontanata solo quando, quattordici anni fa, ha deciso di dirmi sì.

“Là, seduta su quel muretto, trascorrevo molti pomeriggi a giocare con le amiche. Qua invece venivo a comprare il latte. Questo albero c’era già allora. Qui, invece, dove ora c’è una serranda chiusa, c’era la mia prima parrucchiera. Là, io e i miei genitori, nelle sere d’estate, venivamo a comprare il gelato. Questa viuzza la percorrevo per tornare a casa da scuola. Qui abitavano gli zii di mia madre; nel periodo del terremoto - era il ‘72 - ci ospitarono a casa loro per molti giorni. Lungo questa discesa mia sorella cadde con la bici tagliandosi il mento.” E via così per tutta la passeggiata, in un collage di ricordi belli e malinconici.

Per farli riemergere è bastata una passeggiata lungo quelle stesse vie che attraversiamo ogni giorno in auto. Ma dall’auto, dai nostri abitacoli climatizzati e insonorizzati, mentre filiamo via come il vento, accompagnati dal nostro sottofondo musicale preferito, quelle stesse vie sembrano perdere la loro identità, la loro memoria, la loro storia, il loro odore, i loro rumori. Ieri, d’incanto, mentre l’auto rimaneva in garage, io e mia moglie li abbiamo ritrovati, e siamo tornati a casa più ricchi e più veri. Come un tempo.

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15 centesimi

scritto il 20.11.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Ai tempi in cui un gelato con sciroppo e frutta costava molto meno di oggi, un bambino di dieci anni entrò in un bar e si sedette a un tavolo. La cameriera mise un bicchiere di acqua davanti a lui.

Quanto costa un gelato con sciroppo e frutta? chiese il bimbo.
50 centesimi, replicò la cameriera.

Il bimbo tirò fuori la mano dalla tasca ed esaminò il numero di monete che aveva.

E una porzione di gelato normale? chiese ancora.

Alcune persone stavano cercando un tavolo e la cameriera era un po’ impaziente.

35 centesimi! rispose scocciata la cameriera.

Il ragazzino contò di nuovo le monete e disse: Prendo il gelato normale.

La cameriera portò il gelato, mise il conto sul tavolo e se ne andò di fretta.

Il bimbo finì il gelato, pagò il conto alla cassa e uscì.

Quando la cameriera ritornò, iniziò a pulire il tavolo e… accanto al piatto vuoto, messi ordinatamente, c’erano 15 centesimi.

La sua mancia.

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Abitudini idiote

scritto il 19.11.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Interrogo Google News digitando pusher e il motore di ricerca mi rende 116 risultati. Lo interrogo digitando spacciatore di droga e me ne rende 11. La carta stampata ha smesso di utilizzare spacciatore di droga e lo ha sostituito con l’inglese pusher.

Ma come può venirti in mente di chiamare pusher uno spacciatore di droga? Suona troppo forte spacciatore di droga? Che bisogno hai di chiamarlo pusher? Fa più tendenza? Suona meno grave? Suvvia. Non ti dico di esagerare; il mouse continua a chiamarlo mouse, ma - per cortesia - i delinquenti chiamali col loro nome. Almeno quelli.

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Franco

scritto il 11.11.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Forse perché sta arrivando l’inverno, forse perché è buio e fa freddo, forse perché di tanto in tanto amo guardare indietro e ripercorrere con la mente un po’ della mia storia meno recente, ma stasera mi è venuta voglia di riandare agli anni della scuola media, gli anni in cui di fianco a me, al mio stesso banco, sedeva Franco. Io a sinistra e lui a destra. Franco era un ragazzo intelligente, di buona famiglia, figlio unico arrivato in età un po’ tarda. Il papà e la mamma lo adoravano. Studiava molto, era sempre preparato, collezionava voti da invidia. Aveva un’ottima grafia. Era un ragazzo a modo. Ricordo ancora il momento in cui lo conobbi. Avevo appena messo piede in aula, ventinove anni fa. Era il nostro primo giorno di scuola media. Io e lui fummo i primi a giungere in classe. Salutarci e accomodarci allo stesso banco fu un tutt’uno. Sarebbero iniziati cinque anni di meravigliosa amicizia: tre anni di medie inferiori e due di superiori. Un’amicizia forte e vera, vissuta gomito a gomito. Sino al tredici dicembre 1983, quando lui e la sua moto terminarono la loro breve corsa addosso a un’auto.

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Sogni diurni

scritto il 11.11.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte.
E.A. Poe

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Sperare

scritto il 11.11.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Chi non ha mai sperato non può mai disperare.

G.B. Shaw

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Un nonno Fortunato

scritto il 08.10.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Oggi mio nonno avrebbe compiuto 99 anni, un traguardo quasi irraggiungibile anche ai più fortunati. Lui si chiamava proprio così: Fortunato. Se n’è andato nove anni fa, in una buia sera d’autunno, pochi giorni dopo aver superato la rispettabile soglia dei 90. Era un uomo buono, laborioso, ingegnoso e pacifico. E’ morto davanti ai miei occhi. Mi voleva bene. Mi manca tanto. Tutto mi parla ancora di lui.

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Trent’anni fa, sotto l’auto.

scritto il 02.10.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Trent’anni fa, era il primo ottobre 1977 ed erano le 16.00, finivo rovinosamente investito da un’auto. Mi trovavo a poche centinaia di metri da casa, lungo il marciapiede di una via piuttosto trafficata. Con me alcuni amici con i quali avrei, di lì a poco, dovuto dare vita a una partita di pallone. Già, il pallone. E’ lui, unitamente alla mia stupidità, a farmi finire sotto quella maledetta auto. Mentre aspetto un altro paio di amici, infatti, mi metto a palleggiare lungo il marciapiede. Uno, due, tre palleggi e la sfera - di colore giallo e nero a strisce rettangolari - sfugge beffarda al mio controllo. E io cosa faccio? Le corro dietro come un salame. Due passi appena ed è l’inferno. Lo stridore delle gomme, l’auto che mi salta addosso, il pallone che rimbalza veloce lungo la discesa, io che rovino a terra, vivo non si sa come. Dicono mi sia tirato un po’ indietro all’ultimo istante e sia riuscito a sfuggire alla morte proprio grazie a quel balzo. La gamba però non è più lei. C’è qualcosa di strano alla gamba destra ma non me ne rendo subito conto. Mi alzo, la appoggio e la vedo ripiegarsi su se stessa all’altezza della tibia. E’ spezzata in due. Ricado a terra e, mentre un mare di gente si accalca attorno a me, mi metto ad attendere con insospettabile serenità l’arrivo dei soccorsi. Un vecchietto è in preda all’ira, vuole picchiare il mio investitore. Lo tengono a stento. Ricordo le sue terribili bestemmie. L’immagine di un bimbo di appena 10 anni, a terra con la gamba spezzata, deve fare una certa impressione. Qualcuno cerca di spostarmi, di collocarmi ai bordi della strada, ma io mi oppongo con vigore. Nessuno dovrà toccarmi, ci penseranno gli uomini del soccorso. Non mi lascio certo toccare da degli sprovveduti. Arriva mio nonno, e poi mia nonna, e poi mio cugino. Li hanno avvertiti in malo modo, han detto loro che son finito sotto un’auto e sono a terra e non mi muovo. Temono il peggio. Mia madre ne è già convinta. L’urlo delle sirene si sovrappone al suo. Grazie a Dio è “solo” una gamba. L’ambulanza corre veloce all’ospedale, fila via ululando in piazza e lambendo mio padre, che chiacchiera ignaro con alcuni conoscenti. Arrivo al pronto soccorso canticchiando. Tibia e perone spezzati. Dovrò soffrire ma tutto tornerà pian piano a posto. Ci vorrà un pochino ma tornerò a correre. Accadeva trent’anni fa. Non ho perso nemmeno un fotogramma di quei ricordi, così come ricordo tutto il calvario che ne conseguì: i ricoveri, gli interventi chirurgici, l’ansia e lo sconforto di mia madre, il dolore delle medicazioni, della trazione, la tristezza di ogni ricovero, la valanga di esami, i tanti bambini che ho conosciuto nei miei frequenti soggiorni all’ospedale. Senza quell’esperienza non sarei ciò che sono. Ho sofferto, ho visto soffrire, ma sono cresciuto. Avevo 10 anni.

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Alberto Fortis e Rossana Casale

scritto il 19.08.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Ho scovato su YouTube un video del 1981 nel quale Alberto Fortis, passione musicale della mia adolescenza, canta uno dei suoi più grandi successi: Settembre. Con lui due vocalist. Quella di sinistra è la sua fidanzata di allora, una certa Rossana Casale…

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=XW3J5M2Kq1I]

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Skype fuori uso

scritto il 17.08.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Da oltre 24 ore Skype è fuori uso. Niente più telefonate gratis, niente servizi di messaggistica istantanea, niente trasferimenti veloci di files da utente a utente. Nessuna possibilità di connettersi al server. Da oltre un giorno, dunque, gli utenti del più noto e diffuso servizio VoIP tacciono stupiti e cercano disperatamente notizie online sulle cause del blackout e sui tempi di riattivazione del servizio. Guasto tecnico, si affrettano a comunicare dal quartier generale; attacco hacker, virus, collasso del sistema, azzardano altri. Aldilà delle cause, che forse non conosceremo mai, la mia sensazione è che i tempi di attesa saranno ancora lunghi e che dovremo abituarci a trascorrere un po’ di tempo senza i nostri contatti quotidiani. Magari ci farà anche bene.

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Salutare montagna

scritto il 01.08.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Esci di casa il mattino, incroci centinaia di persone sconosciute e il pensiero di salutarne qualcuna non ti passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Imbocchi un piccolo sentiero di montagna e saluti tutti quelli che incontri.

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Luce sul porto

scritto il 14.07.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Luce sul porto, ad Ancona. L’ho scattata qualche minuto fa.

Ancona

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Le barzellette

scritto il 13.07.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | 1 Commento »

L’ultima barzelletta appositamente studiata per dar modo ai giornali di scrivere qualcosa è quella dell’iPod che, se indossato durante il jogging, attirerebbe i fulmini. Fiumi di articoli redatti attorno a due casi di poveri malcapitati colpiti da una saetta proprio mentre camminavano inforcando le cuffiette del lettore multimediale più famoso del pianeta, tenderebbero a diffondere la notizia secondo cui l’iPod rappresenterebbe un serio rischio in caso di temporale. Ma quante possibilità esistono che ciò accada? Una su 5.000, dichiara il Servizio meteorologico nazionale canadese. Dati alla mano forse rischio di più uscendo senza.

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Castelluccio di Norcia: La fioritura della lenticchia

scritto il 10.06.07 da marco traferri e archiviato in pensieri liberi | Commenti »

Castelluccio 2007 - La fioritura

Tutti gli anni a Castelluccio di Norcia (PG), nel mese di giugno o giù di lì, si può assistere alla spettacolare fioritura della lenticchia. Tutti gli anni ci vado, tutti gli anni me ne torno a casa con qualche bella foto.

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