La maleducazione del cittì

Qualcuno vuol ricordare al selezionatore della squadra nazionale italiana di calcio che semmai dovrebbero essere lui e i suoi calciatori a mostrare rispetto verso il pubblico? Qualcuno vuol ricordare al commissario tecnico viareggino che gli spettatori pagano fior di quattrini per vedersi la Nazionale e che hanno quindi tutto il diritto di protestare civilmente quando questa gioca male come contro il Cipro? Qualcuno vuol ricordare a quel signore che le parolacce non si dicono, men che meno davanti alle telecamere? Qualcuno vuole ricordargli che nessuno dei suoi predecessori si è mai permesso, nemmeno in sogno, di manifestare la sua maleducazione e la sfacciata arroganza? Grazie.

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Accontentarsi di Mughini

Mi spieghi perché quando provo a guardarmi una trasmissione televisiva calcistica, qualunque essa sia, mi trovo davanti a comici, attori, scrittori, veline? Eppure un tempo, quando guardavo le trasmissioni televisive calcistiche, avevo modo di ascoltare Gianni Brera, Gualtiero Zanetti, Gianmaria Gazzaniga, Beppe Viola, Oliviero Beha, Italo Cucci, Roberto Beccantini. Io non ti dico di regalarmi gente di quel calibro, ma è possibile che debba accontentarmi di Teocoli, di Abatantuono e di Mughini?

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Che tristezza

Ormai da un po’ di anni partecipo a una specie di fiera riservata agli addetti di un determinato settore merceologico. È una piccola manifestazione che si tiene due volte l’anno e che ha un interesse di carattere strettamente territoriale. Dice: che me lo racconti a fare? Te lo racconto perché, come puoi ben immaginare, partecipo a questa fiera, da sempre, munito del mio PC e della connessione mobile a Internet. Col PC e con la connessione mobile posso permettermi il lusso di:

  • dialogare in tempo reale con i miei mandatari italiani ed esteri senza spendere un centesimo
  • continuare a rispondere al numero telefonico VOIP del mio ufficio senza alcuna spesa
  • trasmettere ai miei mandatari, via mail, gli ordini dei clienti in tempo reale, senza alcun costo e con immediatezza
  • consultare lo storico dei miei clienti rapidamente
  • accedere all’anagrafica di tutti i miei clienti
  • accedere a tutti  i listini dei miei mandatari
  • ricevere fax direttamente nella mia casella email
  • trasmettere fax direttamente dal mio PC
  • mantenere un costante contatto personale coi miei clienti grazie ai social network
  • accedere a tutta la mia corrispondenza

Bello, no? Sì, bello, ma la cosa più bella, te lo assicuro, non è tra quelle sopraelencate. La cosa più bella è l’atteggiamento degli altri espositori, di quelli che svolgono – più o meno – il mio stesso lavoro.

Ma che ci fai sempre davanti al computer? Io il computer non so nemmeno accenderlo, figuriamoci! Ma possibile che tu sia sempre davanti al tuo giochino? Ma riesci a stare qualche minuto senza il computer?

    E così via, in un’interminabile teoria di osservazioni banali e di chiacchiericci il cui tono e i cui contenuti non sembrano mai superare quelli dello Stadio Bar.

    Io non rispondo nemmeno, anzi li ignoro senza scrupolo, e mi diverto da morire pensando che, mentre io ho accesso a tutto quel popò di roba che ti ho elencato sopra, loro:

    • dialogano coi loro mandatari al cellulare spendendo cifre da  capogiro
    • assoldano persone che rispondano al telefono dell’ufficio in loro assenza
    • continuano a trasmettere gli ordini via fax, buttando via soldi e trascorrendo le loro serate in ufficio mentre io me ne vado a spasso
    • non hanno a disposizione lo storico dei loro clienti, e se lo hanno è stipato all’interno di enormi scaffali ammuffiti
    • per avere accesso ai listini dei prodotti che vendono, devono portarsi dietro una quarantottore di carta
    • per leggere i fax che ricevono devono attendere la sera o assoldare chi li legga per loro
    • per trasmettere un fax devono tornare in ufficio
    • per contattare un cliente devono passare attraverso mille filtri
    • per accedere a un loro documento devono telefonare in ufficio, dove peraltro deve esserci qualcuno

    Che tristezza.

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    Podcast: ne ho realizzati 197

    Ho appena aggiornato il mio Presskit. Era da un po’ che non gli davo una rinfrescatina. Ho aggiunto i miei ultimi articoli e, soprattutto, ho aggiornato l’elenco dei miei podcast. E aggiornando l’elenco dei miei podcast mi sono accorto di essere arrivato a quota 197. Centonovantasette podcast. Un’infinità. Dalla musica classica agli e-book, passando per la musica antica, le lezioni di pianoforte, il jazz e la tecnologia. Li trovi tutti nel mio Presskit o, meglio ancora, in condivisione su Google Docs. Eccoli qua. Non ce n’è uno in cui io non ci abbia messo tutta la mia passione. Se ce n’è qualcuno che ti piace più degli altri, fammelo sapere. Mi farà molto piacere.

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    Terremoto

    Budubùm. E ti accorgi che sono le 5 e 50 e che sei giù dal letto. In mutande. Il terremoto è venuto a darti il buongiorno.

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    Capita di tamponare persone perbene

    Capita di percorrere in automobile una stretta discesa che a un certo punto svolta di 90° divenendo pianeggiante. Capita di incrociare proprio in quel punto un enorme  camion che, procedendo in senso opposto al tuo, affronti la curva impegnando anche la tua corsia. Capita che davanti a te ci sia un’altra automobile, guidata da una gentile signora che, vedendosi la strada sbarrata dal camion, sia costretta a frenare di colpo per fare posto al bisonte. E capita che tu, un po’ troppo vicino alla sua auto, non riesca a frenare in tempo e finisca seppur molto leggermente e di striscio, per urtarla. La urti così leggermente che lei nemmeno se ne accorge e, col camion ormai andatosene, riparte per la sua strada come niente fosse. Capita che a quel punto tu corra dietro alla signora per avvertirla del danno arrecatole e che riesca a raggiungerla solo dopo un vero e proprio inseguimento. Capita che la signora si sorprenda della tua onestà e ti ringrazi molto del gesto che hai compiuto rincorrendola per assumerti le tue responsabilità. Capita che la signora ti dica: Senta, il danno è lieve, comunque mi dia modo di sentire mio marito (l’auto è sua) e poi magari le faccio sapere qualcosa. Intanto grazie ancora. E  capita che l’indomani il marito ti telefoni per dirti ciò che vuol fare. E in quel momento capita che tu ti sorprenda a pensare: Ecco, adesso questo ci marcia. Adesso mi dice che il  suo carrozziere ha rilevato un danno enorme, che il didietro dell’auto nonostante le apparenze è tutto da sostituire, che la moglie è andata al pronto soccorso per accertamenti, che ha dovuto indossare il collare e che ne avrà per 40 giorni. E invece sai cosa capita? Capita che le mie orecchie incredule odano una roba di questo tipo: Signor Traferri, il danno è lieve, e visto il modo in cui lei si è comportato, io non ho nessuna intenzione di chiederle alcunché. Non capita tutti i giorni di incontrare uno come lei. Vabbè, non capiterà tutti i giorni, non lo nego, ma non capita tutti i giorni nemmeno di trovare persone come loro. Con altri, il mio bonus/malus, depresso da oltre 15 anni, avrebbe ritrovato un inaspettato vigore. In giro c’è ancora gente perbene.

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    La sconfitta del Web 2.0

    Utilizzare il Web per offendere, per rendere pubbliche informazioni che un gentiluomo non rivelerebbe mai, per rivelare dettagli di trattative riservate che non vanno a buon fine, per denigrare chi ha scelto di fare affari con altri piuttosto che con te. Succede anche questo nell’era del Web 2.0. E, cosa ancor più deludente, succede che centinaia di persone si divertano a inviare commenti ridanciani, compiaciuti e spesso anch’essi denigratori, senza preoccuparsi di informarsi dovutamente, magari ascoltando tutte le parti in causa per capire quanto siano vere certe accuse, come suggerirebbero l’intelligenza, la buona educazione e il rispetto per l’altrui persona. La sconfitta del Web 2.0.

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    L’influenza suina e l’informazione distorta

    Sono piuttosto stanco di questa influenza suina. No, non l’ho beccata; sono solo stanco dell’informazione distorta che ruota attorno a essa. I media continuano a contare il numero delle vittime, generando in molti la convinzione che tale epidemia sia più pericolosa delle altre. Ma lo è davvero? Quante persone ogni anno rimangono uccise dalle influenze cosiddette normali? Mi piacerebbe disporre di qualche dato, così da potermi fare un’idea più precisa. Sono convinto che mi accorgerei di come i mezzi di informazione stiano creando, chissà perché, una loro realtà ben diversa da quella vera. Ma non mi stupirei: è già successo molte altre volte, per esempio con l’Aviaria e con la Cinese. Con tutto il rispetto di chi, purtroppo, ci ha lasciato le penne. Che ne dici? Se non sei d’accordo son qua proprio per confrontarmi.

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    Il rumore di fondo, Gaspar Torriero e Michele Ficara Manganelli

    Il rumore di fondo online è troppo elevato, dichiara Michele nei suoi bermuda, mentre nubi minacciose sospinte dal vento colorano di grigio il Boca Barranca e il RomagnaCamp. Ma quale rumore di fondo? Il rumore di fondo non esiste! replica deciso Gaspar, pantaloni corti, piedi nudi. Se sento rumore è perché non so scegliere le fonti giuste, quelle che mi interessano, prosegue il blogger comasco. E poi affonda: quale diritto ho, io, di etichettare come rumore quel che gli altri mettono online? Se mi interessa lo seguo, se non mi interessa lo trascuro. Ma ciò che non interessa me non è in alcun modo rumore. Perché? Perché potrebbe interessare altri. Punti di vista diversi, opposti mi verrebbe da dire. Da che parte schierarsi? Chi ha ragione e perché? Credo che ancora una volta la verità sia nel mezzo. Perché? Provo ad argomentare. Partiamo dai blog. Se sottoscrivo il feed di un blog è perché quel blog mi interessa, mi interessano gli argomenti di cui si occupa e/o mi interessano i punti di vista del blogger che lo cura. Dunque decido di seguirlo animato dall’interesse, e quindi, perlomeno in linea di massima, so già che difficilmente percepirò quel flusso di informazioni come rumore di fondo. E comunque nel caso le mie orecchie dovessero iniziare a percepirlo come tale, potrò sempre smettere di seguirlo con un semplice clic e senza tanti rimorsi. Torriero-Ficara Manganelli 1-0. Ma cosa succede quando spostiamo l’attenzione sui social network? Quali sono le dinamiche che su Facebook mi portano a seguire una persona piuttosto che un’altra? Sono le stesse che mi portano a sottoscrivere il feed di un blog? Non sempre. Il social network ci aggrega seguendo dinamiche spesso diverse da quelle citate. Su Facebook seguo sì il mio blogger preferito, certo, ma seguo anche, e forse soprattutto, il mio amico, mio fratello, mia cognata, il mio collega di lavoro, il compagno del liceo e del servizio militare. E quando inizio a seguirli, nel momento in cui io e loro ci diciamo a vicenda che siamo amici, iniziamo a fare reciprocamente parte delle nostre vite anche online. Loro leggono, vedono e ascoltano me; io vedo, leggo e ascolto loro. E lì, a mio parere, il rumore di fondo affiora inevitabilmente. Affiora perché non sempre mi interesserà sapere che Giovanni è andato a pranzo dalla suocera , che la nipote di Marianna si è sbucciata il ginocchio giocando a beach volley o che Giancarlo ha appena misurato il suo quoziente intellettivo nel più deficiente dei giochini ed è risultato un genio. Ma non per questo avvertirò l’esigenza di cancellare quei contatti. Torriero-Ficara Manganelli 1-1. No? Tu che ne pensi?

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    Marcello Lippi e il disinteresse attorno alla Nazionale

    Marcello Lippi lamenta disinteresse attorno alla Nazionale di Calcio. Chiedersi perché? No, eh?!

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