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	<title>marco traferri &#187; I miei pensieri</title>
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		<title>Amnesia, Matteo Caccia e la replica del regista Tiziano Bonini. Ecco perché continuo ad amare il blog</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 22:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco traferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era il 31 luglio 2009, Amnesia &#8211; la trasmissione radiofonica di Radio Due, protagonista Matteo Caccia &#8211; aveva appena chiuso i battenti e io, con toni un po&#8217; pungenti, attaccavo il Caccia stesso perché, dal mio opinabile punto di vista, si era preso gioco degl ascoltatori spacciando per vera una storia inventata che lo voleva [...]<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2011/03/01/amnesia-matteo-caccia-e-la-replica-del-regista-tiziano-bonini-ecco-perche-continuo-ad-amare-il-blog/">Amnesia, Matteo Caccia e la replica del regista Tiziano Bonini. Ecco perché continuo ad amare il blog</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 31 luglio 2009, Amnesia &#8211; la trasmissione radiofonica di Radio Due, protagonista Matteo Caccia &#8211; aveva appena chiuso i battenti e io, con toni un po&#8217; pungenti, <a href="http://www.marcotraferri.net/2009/07/31/matteo-caccia-vergognati/">attaccavo il Caccia stesso</a> perché, dal mio opinabile punto di vista, si era preso gioco degl ascoltatori spacciando per vera una storia inventata che lo voleva vittima di un&#8217;amnesia piuttosto invalidante. Vergognati, gli dicevo. E con te si vergogni la Rai, incalzavo, rea di essersi prestata al poco elegante giochino. A distanza di oltre un anno e mezzo mi scrive<strong> Tiziano Bonini</strong>, regista di quella trasmissione radiofonica. Ti riporto qua sotto la sua garbata, interessante, piacevole email. Ora capisci perché, pur nell&#8217;era del social network, continuo ad amare così tanto il blog? Ecco la mail di Tiziano. <span id="more-2126"></span></p>
<p>Ciao Marco,<br />
semplicemente volevo commentare il tuo punto di vista, non essendo d&#8217;accordo sul dovere della radio di non fingere. C&#8217;è differenza tra finzione e falsità. Sono d&#8217;accordo con te che la radio pubblica, così come la tv pubblica, deve fare un&#8217;informazione onesta, senza falsità od omissioni. ma sull&#8217;intrattenimento valgono altre regole. Amnesia si inserì in una fascia oraria da anni dedicata allo sceneggiato, all&#8217;interno di una rete, Radio2, dedicata da sempre all&#8217;intrattenimento leggero, ma non banale, o almeno non commerciale. Il gruppo di lavoro dietro Amnesia era fatto di giovani autori alla prima vera occasione importante. la fiction fu prodotta perchè al direttore sembrò una bella idea, innovativa e volle lasciarci sperimentare, rischiando un po&#8217;. per una volta non stava puntando su nomi noti, nè su registri narrativi consolidati e attempati come il vecchio sceneggiato radiofonico (la stagione prima c&#8217;era stato Kabir<br />
Bedi), in più stava dando spazio ad una giovane redazione di autori che in seguito, anche fuori da Radio2, avrebbero dimostrato il loro valore (Matteo a Radio24, Alessandro Genovesi col cinema).<br />
Noi lo costruimmo come un gioco narrativo, come con quei film e quei libri che simulano il reale pur essendo fiction. finimmo pure candidati al Prix Italia nella sezione Drama, rischiando di vincere l&#8217;Oscar della radio. Molti ascoltatori capirono subito il gioco (ho raccolto le duemila email arrivate al programma  e ti posso garantire che la divisione tra chi ci credeva e chi invece no, alla fine, era metà e metà) e ne apprezzarono l&#8217;idea nuova, altri ci misero molto a capire (volutamente disseminavamo continuamente la storia di incoerenze, chi voleva poteva facilmente scoprire la non realtà di molti riferimenti, con una semplice ricerca in Internet) ma alla fine apprezzarono, altri, invece, pensarono di essere stati presi in giro, e ci rimasero giustamente male. Noi volevamo soltanto creare un prodotto radiofonico di finzione che fosse molto coinvolgente per gli ascoltatori, e chi rispondesse alla missione di servizio pubblico della Rete spingendo, tramite il gioco di finzione/realtà, gli ascoltatori a chiedersi come sarebbe ricominciare la loro vita da capo, riprovando tutto per la prima volta. E per fare questo avevamo bisogno che gli ascoltatori si immedesimassero in Matteo. il Matteo Caccia del programma è un personaggio di finzione, che per molti aspetti si sovrappone al Matteo Caccia vero. In Letteratura questo genere narrativo si chiama auto-fiction, in radio siamo stati i primi a sperimentarlo. Mai e poi mai abbiamo pensato di sfruttare a nostro vantaggio la credulità degli ascoltatori. Però il gioco che avevamo<br />
architettato, a fini di intrattenimento, necessitava che lo giocassimo fino in fondo. è stata una scelta drammaturgica. Altre radio pubbliche europee, in anni passati, abbiamo poi scoperto, hanno costruito format simili a questo. Il pubblico italiano si è diviso tra chi credeva e chi no e anche tra chi credeva, alla fine, spesso ha prevalso la gioia<br />
e l&#8217;attaccamento a un programma che li aveva accompagnati per una stagione intera. Altri si sono inc&#8230;. La mia lettura è che la grammatica del programma era così innovativa che molti non l&#8217;hanno decodificata correttamente. Certo la  radio è un mezzo di massa e dovrebbe poter essere accessibile a tutti, ma in questa dialettica infinita tra alto e basso ci sono molte alternative, in mezzo. Per correttezza, dopo infinite discussioni, abbiamo creduto giusto raccontare l&#8217;idea del programma e confessarne la finzione nell&#8217;ultima puntata, per chiudere il cerchio e finire il gioco. Le persone ascoltano la radio per tanti motivi, e si affezionano a voci, idee, storie per motivi anche molto personali. io credo che chi ha seguito soltanto per morbosità la storia dello smemorato della radio ha male interpretato le nostre intenzioni e ha goduto solo in parte del gioco collettivo che abbiamo innescato. C&#8217;è invece chi l&#8217;ha presa in maniera sana, ovvero come una bella storia, ben raccontata (non sta a me giudicarlo) e che lo ha fatto riflettere, emozionare, ripensare alla<br />
sua vita. e se la storia dello smemorato non era vera, spesso le storie interne alle puntate lo erano molto ed erano storie in cui tutti potevano specchiarsi. era questo il senso ultimo del programma, il senso di ogni programma di intrattenimento non basato sulla vita di personaggi famosi ma sulla vita immaginaria di uno sconosciuto che<br />
forse può raccontare qualcosa della vita di ognuno di noi. E se qualcuno si è sentito tradito, alla fine avrà imparato che anche la radio, come tutti i mezzi di comunicazione di massa, può mentire (Attention la radio ment! urlavano gli studenti per le vie di Parigi nel 1968) e avrà, spero, imparato a verificare, incrociare, documentarsi e non dare nulla per scontato, tanto più l&#8217;informazione. Per approfondire, ti allego la versione italiana di un mio articolo sul programma che verrà pubblicata su una rivista accademica internazionale, sperando con questo lungo commento, di aver chiarito<br />
almeno il nostro, discutibile, punt di vista. e almeno aver reso chiari gli intenti del programma e la bontà e l&#8217;entusiasmo con cui fu realizzato.</p>
<p>Cordialmente</p>
<p>Tiziano Bonini</p>
<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2011/03/01/amnesia-matteo-caccia-e-la-replica-del-regista-tiziano-bonini-ecco-perche-continuo-ad-amare-il-blog/">Amnesia, Matteo Caccia e la replica del regista Tiziano Bonini. Ecco perché continuo ad amare il blog</a></p>
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		<title>Avetrana e i turisti dell&#8217;orrore: da che pulpito viene la predica</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 05:32:19 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I media ti portano 24 ore su 24 le persone di Avetrana dentro casa. Ti  mandano alla moviola i loro passi, i loro gesti, le loro parole  mille  volte il giorno. Sezionano ogni loro frase, ogni loro mossa, ogni  loro  smorfia. Introducono con prepotenza le loro storie e i loro volti  nella  tua quotidianità. Li trasformano in personaggi pubblici da un lato e in  vicini di casa dall&#8217;altro, in  persone che ti sembra di conoscere da  sempre, persone che arrivi a chiamare per nome,  uomini e donne cui dai  del tu, come forse non ti succede manco con la  massaia che abita da  trent&#8217;anni nel tuo stesso pianerottolo. Ti mostrano i loro movimenti, ti  avvisano se escono di casa per andare dal salumiere o dal parrucchiere,  te li inquadrano mentre si affacciano alla finestra o mentre parlano al  telefono dietro le tende. Ti mostrano il giardino della loro casa, il  marciapiede che percorrono ogni mattina per andare dal lattaio, la Fiat  Punto con l&#8217;orso di peluche appeso al retrovisore, le Nike lise della  scorsa stagione e i calzini bianchi col mocassino nero. Tutto questo  fanno, i media. Tutto questo ti mostrano, in un delirio di curiosità  morbosa, insensata, inutile e perversa; un delirio che sembra non avere  fine né confine. Salvo poi gridare allo scandalo quando la gente, quella  stessa gente che segue i loro farneticanti notiziari no-stop, dopo un  bombardamento di tale portata, dopo un simile lavaggio del cervello,  piglia l&#8217;automobile e va a visitare di persona la scena del delitto, i  luoghi in cui vivono e si muovono quelle persone, quegli sciagurati,  vittime o carnefici che siano. Turisti dell&#8217;orrore, li chiamano, in  un&#8217;espressione che sarebbe più che appropriata se solo non provenisse  dal pulpito di chi quell&#8217;orrore lo ha scriteriatamente amplificato  sguazzandovi e scavandovi con morbosità, senza pietà, senza freno e  senza ritegno. Nel nome di un&#8217;informazione, ormai orribile anch&#8217;essa,  che &#8211; da matrice orribile qual è &#8211; altro non può fare che generare  turisti dell&#8217;orrore.</p>
<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2010/10/24/avetrana-e-i-turisti-dellorrore-da-che-pulpito-viene-la-predica/">Avetrana e i turisti dell&#8217;orrore: da che pulpito viene la predica</a></p>
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		<title>La musica dai dentisti: tanto rumore per nulla</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 06:54:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcotraferri.net/wp-content/uploads/2010/10/dentista.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2099" style="margin-left: 0px; margin-right: 6px;" title="dentista" src="http://www.marcotraferri.net/wp-content/uploads/2010/10/dentista-242x300.jpg" alt="" width="242" height="300" /></a>Quando si parla di <strong>musica</strong>, di <strong>diritto d&#8217;autore</strong> e di <strong>diritti connessi</strong>, il popolo dei web surfers riesce spesso a stupirmi. Una sentenza del Tribunale di Milano, la <a href="http://www.scfitalia.it/showPage.php?template=news&amp;id=68">10901/2010</a>, stabilisce che i dentisti, al pari di qualsiasi altra figura professionale e di qualsiasi altro esercizio commerciale, se vogliono diffondere musica nei luoghi in cui esercitano il loro lavoro debbono corrispondere i diritti fonografici alla <a href="http://www.scfitalia.it">SCF</a> (Società Consortile Fonografici). Ciò vuol dire che se il mio amatissimo dentista vuole farmi sentire musica mentre mi trovo nei suoi locali, oltre a corrispondere, laddove dovuto, un compenso all&#8217;autore del brano utilizzato, pratica che si espleta interloquendo con la <a href="http://www.siae.it">SIAE</a>, deve sganciare un po&#8217; dei suoi tanti quattrini anche all&#8217;interprete del brano stesso e alla sua casa discografica che, investendo tempo, risorse, energie e quattrini, permette l&#8217;incisione del brano e quindi la sua diffusione. La notizia rimbalza ovunque suscitando, guarda un po&#8217;, le reazioni indignate dei surfanti. Butta l&#8217;occhio per esempio sui <a href="http://punto-informatico.it/b.aspx?i=3011991">commenti</a> al  <a href="http://punto-informatico.it/3011991/PI/News/dentisti-pagheranno-musica.aspx">pezzo</a> di Mauro Vecchio per <a href="http://punto-informatico.it/">Punto Informatico</a> e vedi quel che sta succedendo: <em>giudici servi,</em><em> facciamo fallire la majors, sono solo un cancro,</em> <em>stomachevoli, mandiamoli a lavorare</em> e così via in un crescendo di osservazioni che peraltro fondano spesso su di una scarsa conoscenza della materia. Poche, anzi rarissime, le voci a favore della sentenza, una sentenza per nulla strana né scandalosa, una sentenza che va a ribadire quel che sapevamo: la musica la fanno sì gli autori ma anche gli interpreti. Ne parlavo già in <em>Podcasting che funziona</em>, il libro che scrissi nel 2006 per Apogeo: se vuoi utilizzare pubblicamente <em>Occhi di ragazza</em>, il brano scritto da Ron negli anni settanta, devi corrispondere a Rosalino Cellamare &#8211; rappresentato da SIAE &#8211; quel che gli spetta. Ma non basta. Sai perché non basta? Perché se diffondi pubblicamente <em>Occhi di ragazza</em>, con ogni probabilità utilizzi la versione interpretata da Gianni Morandi. Dico bene? Se dico bene non si capisce per quale motivo tu, che utilizzi il lavoro di Gianni Morandi e della sua casa discografica, non debba corrispondere loro quel che loro spetta. È così scandaloso il fatto che Gianni Morandi, per autorizzarti a utilizzare un suo lavoro ti chieda un compenso? È così<em> criminale</em> che una casa discografica, per mezzo di SCF che la rappresenta, ti chieda un compenso per il lavoro che ti ha messo a disposizione? È così <em>stomachevole </em>che un giudice ribadisca quel che già sappiamo da anni, quel che la legge stabilisce già da tempo? Meritano di <em>fallire</em> quelli che &#8211; dopo aver investito le loro risorse &#8211; vorrebbero vedere rispettato il loro lavoro? Nell&#8217;aprile del 2006 <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2006/04/06/01/200604060101">intervistai per Apogeonline</a> Filippo Rinaldi di BMG Ricordi. Il tema della chiacchierata? I diritti connessi, quegli stessi diritti che la sentenza 10901/2010 torna ora a difendere. Al Rinaldi chiesi, tra l&#8217;altro: <em>Perché corrispondere tali diritti?</em><strong> </strong><em>I diritti connessi</em> &#8211; mi rispose -<em> hanno l´obbiettivo di tutelare il lavoro del  produttore discografico, che impegna le proprie risorse per incidere e  commercializzare il prodotto musicale e dell&#8217;artista interprete  esecutore per il proprio contributo alla registrazione</em>. Dov&#8217;è l&#8217;errore? Dov&#8217;è lo scandalo? Non ce n&#8217;è. Tanto rumore per nulla.</p>
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		<title>Niente vuvuzela, solo petardi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 23:13:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcotraferri.net/wp-content/uploads/2010/09/vuvuzela.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2086" style="margin-left: 0px; margin-right: 6px;" title="Vuvuzela" src="http://www.marcotraferri.net/wp-content/uploads/2010/09/vuvuzela-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></a>Dunque la UEFA <a href="http://www.corriere.it/sport/10_settembre_01/uefa-no-vuvuzela_e5c781ce-b5d4-11df-b220-00144f02aabe.shtml">proibisce l&#8217;utilizzo delle <em>vuvuzela</em></a> nelle sue competizioni. <em>L&#8217;atmosfera delle partite</em><em>,</em> recita testuale il comunicato emesso dal massimo organismo calcistico europeo,<em> verrebbe cambiata dal suono </em>delle ormai celebri, fatidiche trombette. Motivazione più che lecita. Ci si chiede, tuttavia, come mai i cori violenti, i cori razzisti, lo scoppio dei petardi e l&#8217;utilizzo dei fumogeni, di fatto componenti preponderanti di ogni partita di calcio, non vadano anch&#8217;essi ad alterare l&#8217;atmosfera di suddetti incontri.</p>
<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2010/09/02/niente-vuvuzela-solo-petardi/">Niente vuvuzela, solo petardi</a></p>
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		<title>Il cagnolino e l&#8217;ago della Richter</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 17:00:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E di colpo, ma proprio di colpo, apprendi che l&#8217;animaletto a quattro zampe che vive al tuo fianco da oltre sette anni, la creatura più mite, più divertente e più amabile dell&#8217;universo conosciuto, deve sottoporsi a un intervento chirurgico di per sé piuttosto semplice ma che potrebbe celare qualche sorpresa. I presupposti per un epilogo [...]<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2010/08/19/il-cagnolino-e-lago-della-richter/">Il cagnolino e l&#8217;ago della Richter</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Maggie di marcotraferri, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/marcotraf/2164703417/"><img class="alignleft" style="margin: 0px 6px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2106/2164703417_0d80cc0f35_m.jpg" alt="Maggie" width="160" height="240" /></a>E di colpo, ma proprio di colpo, apprendi che l&#8217;animaletto a quattro zampe che vive al tuo fianco da oltre sette anni, la creatura più mite, più divertente e più amabile dell&#8217;universo conosciuto, deve sottoporsi a un intervento chirurgico di per sé piuttosto semplice ma che potrebbe celare qualche sorpresa. I presupposti per un epilogo felice e sereno, dice il chirurgo, ci sono tutti ma&#8230; c&#8217;è un <em>m</em>a. Il <em>ma</em> è che l&#8217;esatta natura del fastidio la conosceremo solo con l&#8217;intervento. Ecco: a me questo aspetto agita come nemmeno immagini. Sì, sì, lo so: può capitare a tutti. A volte capita persino ai bimbi, poverini, alle persone più innocenti. Lo so bene, purtroppo. Ne sono pienamente consapevole e, peraltro, ho vissuto esperienze simili e recenti anche sulla mia pelle. Però, per quanto io mi sforzi di essere razionale, per quanto cerchi di attenermi ai fatti e alle parole rassicuranti del veterinario, per quanto mi sforzi di rimanere sufficientemente sereno, albergo un&#8217;agitazione che manderebbe l&#8217;ago della Richter a fondo scala.</p>
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		<title>Del tu, del lei, degli occhi a mandorla</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 17:48:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco traferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La coda è di quelle snervanti. Almeno una ventina di persone assiepate dinanzi al desk dell&#8217;accettazione attendono il loro turno per descrivere al personale medico i propri sintomi e per vedersi assegnato un codice colorato in base al quale si verrà chiamati e, si spera, curati. È il Pronto Soccorso di un grande ospedale. Fuori [...]<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2010/06/15/del-tu-del-lei-degli-occhia-mandorla/">Del tu, del lei, degli occhi a mandorla</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La coda è di quelle snervanti. Almeno una ventina di persone assiepate dinanzi al desk dell&#8217;accettazione attendono il loro turno per descrivere al personale medico i propri sintomi e per vedersi assegnato un codice colorato in base al quale si verrà chiamati e, si spera, curati. È il Pronto Soccorso di un grande ospedale. Fuori fa caldo, il termometro segna oltre 30 °C. All&#8217;interno l&#8217;impianto di climatizzazione non è nelle sue migliori giornate. In coda, è ovvio, c&#8217;è gente sofferente; sofferente e spaurita. C&#8217;è il vecchio con la pancia del buddha, la signora sui sessanta fresca di messinpiega e col volto tumefatto dalla caduta, la quarantenne con l&#8217;alluce fasciato, l&#8217;anziano sulla sedia a rotelle, la venezualana dagli shorts più shorts dell&#8217;intero emisfero settentrionale; c&#8217;è insomma un campione di umanità varia ed eterogenea, unita suo malgrado da un comune filo conduttore: la sofferenza. Tutti, ma proprio tutti, in quella sala d&#8217;attesa, combattono con qualche problema di salute, con qualche timore, con qualche seria preoccupazione, ché se non sei preoccupato, al Pronto Soccorso non ci vai nemmeno sotto tortura. Tra queste povere anime sottratte da un infortunio o da un malore al tran tran della vita quotidiana, in mezzo a quella folla silenziosa e dignitosa, scorgo due uomini dai tratti somatici marcatamente asiatici. Uno dei due non sta molto bene. Giunge in prossimità del desk e, vuoi per l&#8217;ansia che lo opprime, vuoi per la scarsa confidenza con l&#8217;ambiente, vuoi perché &#8211; chissà &#8211; magari si sente male davvero, tenta di superare l&#8217;intera coda e di presentarsi all&#8217;accettazione prima di ogni altro. <em>Hey! Guarda che devi fare la fila! Guarda che devi aspettare il tuo turno. Prima di te c&#8217;è tutta &#8216;sta gente qua. La vedi? </em>Lui, nel suo improbabile italiano, prova a dire che non sta molto bene, che ha bisogno di essere assistito subito. <em>Senti, qui stiamo tutti male, ok? Guardati intorno: tra quelli che vedi non ce n&#8217;è uno che stia bene. Te ne sei reso conto?</em> Il ragionamento non fa una piega. Se siamo lì è perchè tanto bene non stiamo. Sarà il personale medico a stabilire le urgenze. Le reazioni, dunque, per quanto impulsive e non proprio eleganti posso comprenderle. Una cosa però mi colpisce: <em>gli diamo del tu</em>. Tutti, nessuno escluso. Non è italiano, e per questo ci sentiamo autorizzati a dargli del tu. Se a passarci avanti irrispettosamente fosse stata una signora della nostra stessa nazionalità le avremmo risposto nello stessso modo, certo. Ma le avremmo dato del lei.</p>
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		<title>iPad? Il più bel ebook reader in assoluto: dite quel che vi pare</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 09:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco traferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sì, sì, lo so: lo schermo è retroilluminato, la lettura potrebbe stancare un po&#8217; l&#8217;occhio, sotto il sole non lo puoi utilizzare più di tanto perché, al pari degli altri schermi retroilluminati, la luce esterna lo rende poco visibile. Però per quel che ho visto al Salone del libro di Torino, l&#8217;iPad è l&#8217;ebook reader [...]<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2010/05/21/ipad-il-piu-bel-ebook-reader-in-assoluto-dite-quel-che-vi-pare/">iPad? Il più bel ebook reader in assoluto: dite quel che vi pare</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcotraferri.net/wp-content/uploads/2010/05/ipad-marco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2016" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="iPad" src="http://www.marcotraferri.net/wp-content/uploads/2010/05/ipad-marco-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Sì, sì, lo so: lo schermo è retroilluminato, la lettura potrebbe stancare un po&#8217; l&#8217;occhio, sotto il sole non lo puoi utilizzare più di tanto perché, al pari degli altri schermi retroilluminati, la luce esterna lo rende poco visibile. Però per quel che ho visto al Salone del libro di Torino, l&#8217;iPad è l&#8217;ebook reader più affascinante che io abbia sin qua visto e tenuto tra le mani. Provate a sfogliare una pagina e ne riparliamo. Parola di uno che non hai mai utilizzato un dispositivo Apple.  Dite quel che vi pare. Chi se ne importa <img src='http://www.marcotraferri.net/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2010/05/21/ipad-il-piu-bel-ebook-reader-in-assoluto-dite-quel-che-vi-pare/">iPad? Il più bel ebook reader in assoluto: dite quel che vi pare</a></p>
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		<title>Uno, Mourinho, I Centomila</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 10:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco traferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi siedo sul divano che saranno le 20.15 e osservo Mourinho solo in mezzo al campo, a pochi minuti dall&#8217;inizio della gara, a raccogliere i fischi e gli insulti dell&#8217;intero stadio. E&#8217; una scena dai contorni epici. Da brividi. Un uomo contro tutti. Un uomo contro il mondo. Un uomo contro il suo passato. Lui [...]<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2010/04/30/uno-mourinho-i-centomila/">Uno, Mourinho, I Centomila</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi siedo sul divano che saranno le 20.15 e osservo Mourinho solo in mezzo al campo, a pochi minuti dall&#8217;inizio della gara, a raccogliere i fischi e gli insulti dell&#8217;intero stadio. E&#8217; una scena dai contorni epici. Da brividi. Un uomo contro tutti. Un uomo contro il mondo. Un uomo contro il suo passato. Lui da solo, loro in centomila. Un confronto sproporzionato, suicida, segnato a priori. Eppure qualcosa non torna. Non torna perché, osservando il tecnico di Setubal, osservando la sua sicurezza, la sua concentrazione, la sua spavalderia, la sua determinazione, ti accorgi che, incredibilmente, dinanzi ai 100.000, a comandare è lui. E&#8217; lui che guida le danze. E&#8217; lui che, dal prato, lancia la sfida: &#8220;Sono qui. Non ho paura. Me ne infischio di tutti voi, delle vostre magliette, dei vostri proclama, della pelle che venderete cara. Io e i miei uomini la venderemo più cara di voi.&#8221; Li osserva, li ascolta, li lascia fare imperturbato e imperturbabile. Catalizza su di sé tutto l&#8217;odio sportivo che stasera trasuda dal Camp Nou. E&#8217; una scena senza precedenti. Un allenatore che scelga di sfidare un intero stadio, e che stadio, io non l&#8217;avevo mai visto. E&#8217; il segnale che il comandante lancia ai suoi uomini prima della grande battaglia: &#8220;Io non ho alcuna paura. E voi?&#8221; Pandev non c&#8217;è. I guai fisici degli ultimi giorni lo costringono al forfait. Al suo posto e nella sua stessa posizione c&#8217;è Chivu, largo a sinistra a sostenere il centrocampo e a provare le ripartenze. Dietro c&#8217;è il muro: Maicon-Lucio-Samuel-Zanetti. Di lì non si passa. Puoi fare ciò che vuoi: là dietro non passi. Non passi perché la macchina difensiva dell&#8217;Inter, ideata e costruita da Mourinho, è la quintessenza dell&#8217;organizzazione e della concentrazione. Non passi perché là vi trovi di tutto; persino Milito ed Eto&#8217;o. Non passi perché là dietro Mourinho li muove col telecomando. Non passi nemmeno se ci sbattono fuori Thiago Motta. Puoi fare tutte le sceneggiate che vuoi, puoi buttarti in terra a ogni minimo contrasto, puoi tenere palla per l&#8217;intera partita, puoi indossare le magliette più ridicole dell&#8217;intera storia del calcio, puoi chiedere ai tifosi di arrivare alle 20 del giorno prima o di venire sotto le nostre finestre a suonare i Gipsy Kings tutta notte: non passi, a Madrid ci andiamo noi. Ne siamo così certi che il gol di quel fanatico di Piqué, a pochi minuti dalla fine, ci coglie così di sorpresa da lasciarci senza fiato. In un baleno riaffiorano gli spettri dei tempi andati. Riaffiora Liverpool, riaffiora Manchester, riaffiora il Villareal. Ma non riaffiora la vecchia Inter. La corazzata tiene. Tiene nel cuore, nella testa e nelle gambe. E&#8217; organizzata, sa quel che deve fare. I suoi uomini si muovono a memoria e chiudono ogni spazio. Sono in dieci ma non se ne accorge nessuno. Loro sì che vendono cara la pelle. Hanno il DNA del loro condottiero. Un unico brivido per un gol segnato a gioco fermo e arriva il triplice fischio. Siamo in finale. Mourinho corre braccia al cielo verso i tifosi nerazzurri. E&#8217; per voi. I catalani piangono. I nostri pure. Gli idranti blaugrana, biechi come chi li avvia, tentano senza successo di annacquare l&#8217;ubriacatura nerazzurra. Andiamo a Madrid, ci andiamo con lo Special One, il più grande tecnico che, al pari di HH, si sia mai seduto sulla panca dell&#8217;Inter. Ci andiamo alla faccia dei gufi. Ci andiamo alla faccia di certi media. Ci andiamo con Mourinho, solo contro tutti. Come prima della gara, in mezzo al campo. A sfidare il mondo. Uno, Mourinho, I Centomila.</p>
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		<title>L&#8217;amicizia al tempo di Facebook</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 11:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco traferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facebook dovrebbe smettere di utilizzare il termine amicizia. Quando due utenti scelgono di mettersi e rimanere in contatto tra loro utilizzando il social network più noto dell&#8217;universo, non stanno stringendo amicizia, stanno solo  &#8211; appunto &#8211; mettendosi in contatto tra loro. Potrebbero già essere amici o potrebbero anche non esserlo e non volerlo manco mai [...]<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2010/03/13/lamicizia-al-tempo-di-facebook/">L&#8217;amicizia al tempo di Facebook</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com">Facebook </a>dovrebbe smettere di utilizzare il termine <em>amicizia. </em>Quando due utenti scelgono di mettersi e rimanere in contatto tra loro utilizzando il social network più noto dell&#8217;universo, non stanno stringendo amicizia, stanno solo  &#8211; appunto &#8211; mettendosi in contatto tra loro. Potrebbero già essere amici o potrebbero anche non esserlo e non volerlo manco mai diventare. Vogliono solo mettersi in contatto, condividere argomenti, idee, contenuti, opinioni. Se poi sono anche amici, o se lo diverranno, è affar loro. Quindi basta con l&#8217;utilizzo di questo sostantivo dai significati così profondi. Sì, basta, perché  poi &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; profonde diventano anche le implicazioni di un eventuale rifiuto. Tu rifiuti di entrare in contatto con lui e lui si offende perché gli hai rifiutato l&#8217;<em>amicizia</em>.</p>
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		<title>Nodar Kumaritashvili e lo spettacolo della morte</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 12:54:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando vedo alla TV le immagini di un uomo che muore, come accaduto ieri alle Olimpiadi invernali di Vancouver allo slittinista Nodar Kumaritashvili, rimango sempre perplesso. Perché mostrarle? Perché sbattere in prima pagina il volto ormai spento e sanguinante di quel povero ragazzo? Perché mostrarlo mentre vola via dal suo slittino per finire la sua [...]<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2010/02/13/nodar-kumaritashvili-e-lo-spettacolo-della-morte/">Nodar Kumaritashvili e lo spettacolo della morte</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando vedo alla TV le immagini di un uomo che muore, come accaduto ieri alle Olimpiadi invernali di Vancouver allo slittinista Nodar Kumaritashvili, rimango sempre perplesso. Perché mostrarle? Perché sbattere in prima pagina il volto ormai spento e sanguinante di quel povero ragazzo? Perché mostrarlo mentre vola via dal suo slittino per finire la sua vita addosso a un pilastro? Mi dirai: è cronaca, è diritto di cronaca. Sono d&#8217;accordo con te, ma cosa aggiungono alla cronaca le immagini di un ragazzo che sta inconsapevolmente vivendo i suoi ultimi istanti di vita? Aggiungono qualcosa? Cosa? Dimmelo, ti ascolto. Magari non ci arrivo io. Se me lo fai capire te ne sono grato. E i suoi genitori? I suoi fratelli? I suoi  cari? Non ti chiedi cosa possono provare quelle povere persone nel veder morire il loro figliolo, il loro giovane amico, il loro fratello in quel modo? E ai bambini che guardano la TV e che di colpo, magari per la prima volta, si trovano a fare i conti con la dura realtà della morte,  per giunta improvvisa? Non ci pensi? Boh, sono perplesso. Sono domande che mi pongo spesso, sai? Me le ponevo anche nell&#8217;occasione del terribile incidente occorso nell&#8217;agosto 2008 lungo l&#8217;autostrada A4, ripreso dalle telecamere di <em>Autovie Venete</em> e poi trasmesso ovunque. In quella circostanza, alla fine, <a href="http://www.marcotraferri.net/2008/08/11/lincidente-lungo-la-a4-e-il-video/">mi convinsi che vedere quelle immagini avrebbe potuto rappresentare uno sprone per tutti gli automobilisti</a>, me compreso, a rispettare sempre il Codice della strada, a mostrare prudenza, a non azzardare mai nulla. Nel caso del povero Nodar Kumaritashvili, mi sforzo, ma non trovo alcuna motivazione che giustifichi la pubblicazione di quel che abbiamo visto tutti. Se tu nei hai qualcuna, son qua che attendo di capire. Grazie.</p>
<p>Post di <a href="http://www.marcotraferri.net">Marco Traferri</a> pubblicato in esclusiva per il blog www.marcotraferri.net<br/><br/><a href="http://www.marcotraferri.net/2010/02/13/nodar-kumaritashvili-e-lo-spettacolo-della-morte/">Nodar Kumaritashvili e lo spettacolo della morte</a></p>
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