Mourinho e Mancini: paragoni che bruciano

scritto il 10.11.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | Commenti »

Eh no, caro Mourinho! Se sei persona intelligente, se sei davvero Special One, le critiche le devi accettare, così come devi accettare i paragoni con le performance ottenute lo scorso anno dall’Inter di Roberto Mancini. Non puoi chiederci di paragonare la tua Inter a quella del primo anno del Mancio. Troppo comodo, amico mio. Quell’Inter là veniva da vent’anni di insuccessi, era un’Inter allo sbando, un’Inter la cui storia più recente era costellata di magre figure. Per giunta era un’Inter cui Calciopoli aveva precluso ogni possibilità di vittoria. La giustizia sportiva, lo ricorderai, cancellò quel campionato dagli albi, non assegnandolo a nessuno. Segno che trattavasi, perlomeno agli occhi di chi ha l’autorità di giudicare, di campionato falsato, truccato, manipolato, di scudetto (quello si!) di cartone. Il tuo collega Mancini prese l’Inter per mano proprio in quel contesto e seppe trasformarla in un’armata invincibile, una corazzata inattaccabile che due anni dopo avrebbe addirittura saputo mettere in fila qualcosa come diciassette, dico diciassette, vittorie consecutive, stabilendo un record destinato a resistere nel tempo e vincendo il campionato con ben cinque giornate di anticipo, successo bissato l’anno successivo. Tu, caro Special One, hai ereditato quell’Inter là, una squadra invincibile e spettacolare, non hai ereditato l’armata brancaleone che ereditò Roberto: ti sei seduto sulla panchina dei campioni d’Italia. Tu, inoltre, non devi combattere contro Calciopoli. Lui sì, lui dovette. Quindi, prima di aprire bocca, prima di innervosirti coi giornalisti, prima di scaldarti con chi il paragone te lo urla dalla tribuna, conta sino a dieci, e poi magari scegli di tacere e di accettare le critiche, i confronti, le opinioni diverse dalle tue. E se quest’anno la tua Inter riuscirà a vincere lo scudetto, allora ne riparleremo. Te lo auguriamo di cuore. Buon lavoro!

AddThis Social Bookmark Button

TGV: rimborso avvenuto

scritto il 24.10.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri, pensieri liberi | Commenti »

Mi scrivono quelli del TGV e mi comunicano l’avvenuto rimborso dell’intera somma che avevo sborsato in occasione dell’acquisto di due biglietti per il Milano-Parigi, biglietti poi annullati prima della partenza del treno stesso. Ringrazio di cuore, i signori si sono mostrati onesti fino in fondo. Non riesco tuttavia a comprendere come sia possibile non avere una gestione automatizzata degli annullamenti in tempo reale. Ne scrivevo, lo ricorderai, qui e qui.

AddThis Social Bookmark Button

Cento anni cento

scritto il 08.10.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri, Senza categoria | Commenti »

L’abitudine di festeggiare compleanni l’ho abbandonata da qualche lustro, però guardando il calendario mi sono accorto che oggi,  8 ottobre 2008, mio nonno avrebbe compiuto cento anni. Si chiamava Fortunato. Se n’è andato dieci anni fa. Lo penso ancora, spesso. Mi voleva bene.

AddThis Social Bookmark Button

La squadra invincibile

scritto il 01.10.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri, Senza categoria | Commenti »

C’era una volta, tanto tempo fa, una squadra di calcio molto forte, una squadra di supereroi, che giocava il più bel calcio del mondo e che vinceva ovunque e contro qualunque avversario. Era una squadra che segnava tanti tanti gol e non ne prendeva mai nessuno. Ai suoi avversari faceva tanta paura, e nessuno voleva mai giocare contro di lei. La sua casacca era di quelle speciali: bellissime righe verticali di un blu intenso si alternavano a righe nere e lucide. Su di loro spiccava, orgoglioso e fiero, uno sgargiante scudo tricolore: verde, bianco e rosso, accompagnato da una stella luminosa e color del sole. I suoi giocatori erano uomini speciali: alti come sequoie, veloci come il vento, forti come l’acciaio. Nessuno riusciva mai a vincere contro di loro; era impossibile: quella squadra era nata per vincere. Al caldo cocente del sole, lungo i campi innevati o sotto la pioggia battente, quella squadra vinceva, vinceva, vinceva. Mai una battuta d’arresto, mai una brutta partita. Solo trionfi, sempre e ovunque. A guidarla, dal bordo del campo, seduto su una panchina colorata e luminosa, c’era un giovane uomo, un uomo geniale e coraggioso, uno nato per vincere. Indossava una lunga sciarpa di lana nera e azzurra arrotolata al collo, e morbidi maglioni verdi. I sostenitori della sua squadra lo amavano intensamente. Era il condottiero di un’armata invincibile. La sua favola era destinata a prolungarsi nel tempo, a durare per sempre. Nessuno avrebbe mai potuto sperare di batterlo. Nessuno lo avrebbe mai nemmeno pensato. Fin quando, in uno strano giorno d’estate, un giorno di quelli in cui succedono solo le cose impossibili, dopo l’ennesimo grande trionfo, lassù dove si comanda qualcuno decise che quel giovane uomo andava eliminato; così, senza motivo e senza appello, per il solo gusto di eliminarlo e di cambiare le cose. E così fu. Quell’uomo venne eliminato e al suo posto venne assunto un altro giovane uomo. E di quella squadra invincibile e di supereroi, potente e affascinante, rimase solo la casacca.

AddThis Social Bookmark Button

Il pianoforte e la stagione della musica

scritto il 28.09.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | Commenti »

Mi sa tanto che venderò il mio pianoforte. No, tranquillo, non mi metterò qua a elencare le sue caratteristiche, non è certo dal mio blog che intendo promuovere la sua vendita, se vendita sarà. Era il settembre del 2000 quando, animato da molto entusiasmo, tornavo dopo oltre due decenni a sedermi dinanzi alla tastiera per provare a prendere un po’ di confidenza con lo strumento che più mi affascina. Venivo da una pessima estate e avevo voglia di novità. La musica, ne ero certo, mi avrebbe dato una mano. Sono trascorsi otto anni da quel momento, otto anni durante i quali le mie mani, irrimediabilmente appesantite dalle non poche primavere, hanno costantemente fatto a pugni con la mia voglia di imparare, di suonare, di tradurre in musica l’articolarsi delle mie dita lungo la tastiera. Ce l’ho messa proprio tutta. Ho studiato libri, ho eseguito esercizi, ho suonato e solfeggiato all’infinito, dando tutto quel che potevo, ma non è che abbia mai saputo raggiungere grandi traguardi. Un po’ di confidenza con la tastiera l’ho guadagnata, certo; qualche breve e semplice brano ho imparato a suonarlo, e ho anche imparato solfeggiare con una discreta fluidità, ma di più non potevo pretendere. Ci ho provato con convinzione, te l’assicuro; ma ho presto capito che più di tanto non avrei saputo fare. Ho cominciato a comprenderlo già due o tre anni fa, quando, vuoi per i miei limiti, vuoi per l’insoddisfazione di chi non progredisce più, vuoi per i tanti impegni, ho iniziato a sedermi davanti al mio Kawaii con frequenza sempre minore, una frequenza che poi, nell’arco di un paio d’anni, si è andata azzerando. È giunto dunque il momento di cambiare pagina e di archiviare l’esperienza musicale. Conserverò tutti i libri di testo, i pentagrammi scarabocchiati, gli appunti, i quaderni, il metronomo e anche un sacco di ricordi. Serberò tutto con cura, ci puoi giurare. Ma mi sa che il pianoforte mi toccherà venderlo, ché in casa non ho molto spazio. E mi sa che quando verranno a prenderlo, quando se lo porteranno via, ci rimarrò male, perché con lui se ne andrà il simbolo di una bella stagione, una stagione che ha comunque arricchito la mia vita e l’ha resa più colorata: la stagione della musica. [La foto è di gutter ]

AddThis Social Bookmark Button

TGV: il rimborso. Seconda puntata

scritto il 25.09.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | Commenti »

I signori del TGV non mi hanno ancora risposto. Sono stato troppo ottimista. Come ricorderai, mi ero detto sicuro che entro 24/48 ore dalla mia prima richiesta di rimborso mi avrebbero fatto avere notizie. Sono trascorsi tre giorni e di notizie (e di rimborsi) nemmeno l’ombra. E allora stamani ho inviato una raccomandata A.R. all’Ufficio SNCF Italia di Milano, loro referenti. Il testo della raccomandata è qua. Rimaniamo in attesa.

AddThis Social Bookmark Button

Cucù, sul TGV non salgo più

scritto il 23.09.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | Commenti »

Ieri mattina decido di organizzarmi per recarmi a Parigi a visitare Premiere Vision, fiera internazionale del tessile. Acquisto online il biglietto del treno Ancona-Milano di stamani, con relativo ritorno previsto per giovedì pomeriggio. Poi compero dal sito TGV-Europe due biglietti per la tratta Milano-Parigi e ritorno: due posti sul TGV 09248 Milano-Parigi delle 16.10 di oggi, con arrivo previsto alle 23.19 di stasera, e due posti sul TGV 09241 Parigi-Milano di giovedì 25 settembre 2008, partenza da Gare de Lyon alle 7.42, arrivo a Milano Centrale alle 14.50. Scelgo i posti, prenoto tutto, pago online con carta di credito e, dopo un attimo, alle 13.09, ricevo la mail di conferma. Tutto veloce, tutto perfetto. Poi l’imprevisto: non posso più partire. Una serie di circostanze mi trattiene ad Ancona. Devo disdire tutto. Comincio da Trenitalia e in un attimo - online - mi viene confermato il rimborso di quanto dovutomi. Tutto veloce, tutto perfetto. I guai cominciano oltralpe. Torno sul sito del TGV, ne perlustro ogni spigolo, ma non trovo alcuna procedura che mi consenta di annullare l’ordine in tempo reale. Da qualche parte (eccolo qua) trovo scritto che per annullarlo occorre compilare questo form. Lo compilo, indicando con precisione i viaggi da annullare, ma non ricevo alcuna risposta. A quel punto telefono al referente italiano di TGV: Uffici Rail Europe - SNCF, Via Vitruvio, 1- Milano. Il tipo che mi risponde al telefono, e che stranamente si sente autorizzato a darmi del tu come fossimo amici da una vita, mi dice che devo compilare il form (lo stesso che avevo già compilato) e che la conferma di TGV-Europe non si farà attendere. Lo ascolto e gli chiedo se gentilmente può seguirmi mentre provo di nuovo a compilare ’sto benedetto form, ma lui mi dice che non è suo compito assistermi per le operazioni online, ché lui lavora solo con le agenzie, e mi saluta alla svelta. Compilo di nuovo il form ma non mi arriva, manco stavolta, nessuna conferma di annullamento. Lo compilo di nuovo oggi pomeriggio, un paio d’ore prima della partenza del treno stesso, ma… indovina? Nessuna risposta. Il treno parte e io non ho ancora la conferma dell’avvenuta cancellazione dei miei due posti. E sai qual è il problema? Il problema è che se tu non disdici prima della partenza, i signori del TGV sembra ti rimborsino solo metà biglietto. Mi spiego? Allora io dico: è possibile che nel 2008, il sito di una compagnia ad alta tecnologia come quella che gestisce il TGV, non preveda la possibilità di disdire automaticamente un ordine? È possibile che io, dopo aver scucito 380 euro, non debba avere in mano uno strumento che mi consenta di far valere in tempo reale un diritto così basilare come quello di vedere annullata la mia richiesta? E se questi signori non mi rispondono? E se questi signori fanno finta di niente e magari dichiarano di non aver mai ricevuto le mie richieste? E se invece mi rispondono e mi dicono che hanno ricevuto la mia richiesta a treno già partito e quindi mi rimborsano solo la metà? Con quali prove posso controbattere? Con nessuna. Ti dico la verità: io non ho alcun dubbio attorno all’onestà di questi signori; sono convinto che entro domani o dopodomani mi risponderanno e provvederanno, nei tempi dovuti, a rimborsarmi quanto mi spetta, ma una simile modalità - te lo assicuro - io non l’avevo mai vista né immaginata. Non è proprio pensabile che TGV continui a gestire gli annullamenti in questo modo. I clienti hanno bisogno di trasparenza, di immediatezza, di chiarezza e di certezze. Il loro sistema, in relazione alla gestione degli annullamenti, non sembra garantire nulla di tutto ciò. E allora sai che ti dico? Che io il TGV, perlomeno fin quando sussisteranno simili condizioni, non lo prenderò più. Cu-Cu sul TGV non salgo più.

AddThis Social Bookmark Button

Urgenze veterinarie

scritto il 17.09.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | Commenti »

Stamani dal veterinario. Sala d’attesa, signora seduta, bimbo con cagnolino in braccio ad aspettare il suo turno, padre che irrompe rivolgendosi alla creatura:

- Aho, hai sonato?

- No papà.

- Ma se nun soni, qua nun esce nisciuno, vero Signo’?

- A dire il vero sulla porta c’è scritto: suonare solo per vere urgenze

- Ma la mia è un’urgenza: c’ho da fa.

AddThis Social Bookmark Button

Carrefour di Assago: il comunicato del gruppo

scritto il 15.09.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | 8 Commenti »

Ricevo nei commenti, e apprezzo, il comunicato che il Gruppo Carrefour Italia ha diffuso in Rete a seguito delle numerose segnalazioni provvedute dalla blogosfera italiana in merito al fattaccio del 13 settembre scorso. Il testo è già presente nei commenti al mio post ma ritengo giusto concedergli più spazio e quindi lo riporto integralmente qua sotto, ribadendo il mio apprezzamento per l’apertura mostrata dal gruppo verso il confronto e la conversazione online. Naturalmente mi aspetto che Carrefour dia corso alle punizioni rigorose cui accenna nel comunicato stesso. Ecco il testo:

Buongiorno.

Il Gruppo Carrefour Italia è profondamente sorpreso e sinceramente dispiaciuto dell’accaduto riferito dalla Signora, fatto che non rientra assolutamente nelle nostre filosofie e nei comportamenti dei nostri collaboratori.

Non possiamo che confermare che il nostro costante impegno è rivolto alla soddisfazione dei nostri Clienti, al totale rispetto delle loro esigenze ed aspettative, dai più piccoli ai più grandi.
L’etica è alla base della nostra attività e condizione imprescindibile del comportamento dei nostri collaboratori.

Il tour Disney Cars, realizzato presso il Carrefour di Assago e programmato in altri ipermercati della nostra rete che ne fanno da cornice, rientra pienamente in questo nostro impegno: abbiamo voluto offrire ai bambini ed alle loro famiglie un momento di divertimento.

Affinché i piccoli frequentatori degli ipermercati potessero vivere per un attimo dentro la “favola”, l’organizzazione è stata curata nei minimi dettagli, anche attraverso l’ausilio di società esterne. Tutte le persone coinvolte sono state adeguatamente selezionate ed informate circa la filosofia aziendale ed i comportamenti necessari.

Abbiamo preso contatto con la Signora con la volontà di approfondire l’accaduto affinché ogni responsabilità accertata venga punita con il massimo rigore.

Ci auguriamo peraltro che un singolo sfortunato episodio non pregiudichi il rapporto di fiducia che siamo riusciti a costruire con le migliaia di Clienti che ogni giorno frequentano i nostri punti di vendita e che ci scelgono anche per i valori che contraddistinguono la nostra insegna.

Molti cordiali saluti

Gruppo Carrefour Italia

AddThis Social Bookmark Button

Carrefour di Assago

scritto il 14.09.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | 5 Commenti »

A quanto pare, questo vergognoso episodio si è verificato ieri al Carrefour di Assago. Inutile sottolineare che non ci andrò mai a comprare manco uno spillo. Perlomeno sino a quando i signori del Carrefour di Assago non si adopereranno per assumersi concretamente le loro responsabilità.

AddThis Social Bookmark Button

Un cane non è come certa gente

scritto il 10.09.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | 4 Commenti »

Premessa: chi non ha mai avuto un cane in casa non può percepire pienamente il senso di quel che sto per dire. Quindi astenersi da commenti scontati, grazie. Ulteriore premessa: ora Emi sta molto meglio e sembra avviata verso la guarigione. Detto questo, andiamo.

Emi ha tre anni ed è un meticcio di sesso femminile. Dirti che è meravigliosa è dirti poco. Colore del whisky, struttura asciutta ed elegante, zampe lunghe e snelle, muso allungato, sguardo da colpo di fulmine. Emi vive coi miei genitori sin da quando aveva due mesi, o forse meno. È buona, simpatica e festosa, tranne quando provi a darle la medicina o a sollevarla di peso dal divano perché ti faccia un po’ di posto. Ebbene, da due settimane Emi lotta contro una malattia trasmessale dalla puntura di una rognosissima zecca. Febbre che per lunghi giorni ha sfiorato i 41°C, dolori articolari forti e diffusi, inappetenza e spossatezza hanno trasformato il cane più vivace del mondo in un mesto cucciolone che si trascina per casa debole e titubante e che ti guarda come per dirti: sto male, dammi una mano, non lasciarmi morire, perché di questa malattia, se non mi dai una mano, io posso morire davvero. E tu lì che assisti impotente al suo soffrire, al suo supplicare silenzioso, che la guardi negli occhi e piangi come un bimbo, anzi come un deficiente, terrorizzato dall’idea che quegli occhi possano spegnersi da un momento all’altro sotto i colpi della malattia. E allora via, ogni giorno dal veterinario a misurare la febbre, a prelevare il sangue, a somministrarle l’antibiotico, a rilevare progressi e regressi, nella speranza che pian piano i medicinali e la forte fibra del cagnolino di famiglia abbiano la meglio sul demone della Erlichia, ché così sembra chiamarsi questa malattia dei miei stivali. Malattia che un giorno ti illude dandoti un po’ di tregua e l’altro torna a possederti e a logorarti coi suoi dolori e con la sua febbre. E allora un giorno speri e l’altro ti disperi, un giorno piangi e l’altro ridi, un giorno stai sereno e un giorno fai la spola dal veterinario. E in tutto questo trambusto di faccende, chilometri e sentimenti ti sorprendi di te stesso, di come puoi soffrire per un cane, di come un animale domestico possa entrare nel tuo cuore sino a toglierti il sonno e a monopolizzare ogni tuo pensiero. E ti chiedi perché; ti chiedi per quale motivo tu non riesca a controllare le tue emozioni, per quale ragione un cane debba e possa farti stare così male. Ci pensi e ci ripensi, e sai darti un’unica risposta: a farti male, a coinvolgerti, a toccare le corde più profonde del tuo cuore è la sua innocenza. Perché un cane è l’essere più innocente del mondo, e un innocente non può e non deve soffrire. Un cane è il ritratto della genuinità e della verità. Non ha secondi fini, non ti tradisce, non ti colpisce alle spalle, non ti abbandona mai, rimane al tuo fianco nel bene e nel male, non è come certa gente. Ecco, io credo che a un cane si voglia così bene proprio perché non è come certa gente.

AddThis Social Bookmark Button

Commerciali miopi

scritto il 04.09.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | Commenti »

A Nizza, in Rue Masséna, c’è il punto vendita di un noto marchio di abbigliamento. Proprio ieri mi trovavo a passare di là. Senti cosa mi è accaduto. All’ingresso del negozio, lungo la strada, faceva bella mostra di sé un originalissimo espositore con su alcuni modelli di scarpa altrettanto originali. Lo vedo, ne rimango colpito e mi avvicino immediatamente per scattargli una foto. Mentre inquadro il soggetto vengo intercettato da un addetto del negozio, il quale mi intima con un certo vigore di non scattare alcuna foto. Lei non può fotografare l’espositore, bofonchia l’addetto. Abbasso la fotocamera, guardo perplesso il tipo, provo a imbastire un minimo di conversazione ma comprendo che ogni tentativo di dialogo cadrebbe nel vuoto. Desisto e, rispettoso, proseguo la mia passeggiata interrogandomi sul perché di tale atteggiamento. Avranno forse paura che io passi le foto delle scarpe a qualche contraffattore, mi chiedo lì per lì. Ma scarto subito l’ipotesi. Ti pare che i contraffattori e le loro organizzazioni abbiano bisogno delle mie foto? Basta un click su Internet per trovarne chissà quante! E allora per quale motivo, continuo a chiedermi, il tipo mi ha impedito di scattare la foto alle scarpe esposte lungo la strada? Perchè un motivo deve pure esserci, mi dico. Ci penso e ci ripenso ma non ne trovo alcuno. E pensare che io, quella foto, l’avrei pubblicata su Flickr, l’avrei poi inserita a corredo di un post qua, sul mio blog, dove avrei decantato all’universo mondo il fascino di quelle scarpe e l’originalità di quell’espositore. Magari qualcuno avrebbe letto le mie parole di apprezzamento, avrebbe visto la foto, avrebbe ripreso il post per parlarne altrove, ne avrebbe forse evidenziato le caratteristiche tecniche, avrebbe attratto l’attenzione degli appassionati, ne sarebbe nata insomma una conversazione a tutto vantaggio del prodotto, del brand, del punto vendita. Non sarebbe stato niente male, no? Tutto da una semplice foto. Ma magari il tizio, di tutto ciò, delle opportunità offerte dalla Rete, non sospetta manco l’esistenza. E allora è probabile che il motivo di tale atteggiamento vada ricercato proprio là, nella miopia commerciale, comunicativa, strategica, tecnologica dell’addetto. Su questo fronte c’è ancora molto da fare, non credi?

AddThis Social Bookmark Button

Audiolibri: e se fossero troppo lunghi?

scritto il 31.08.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | Commenti »

Sandro Veronesi legge Caos calmo, Gianrico Carofiglio legge Testimone inconsapevole, Roberto Saviano legge Gomorra, sono alcuni ottimi esempi di quella che forse è, perlomeno in Italia, la tendenza più recente in tema di audiolibri. Prendi un libro di successo, lo fai leggere dall’autore stesso e ne realizzi appunto un audiolibro. Niente più attori dunque, niente più voci professioniste preparate e leccate a dovere. Sembra che i lettori (o meglio, gli ascoltatori) si lascino coinvolgere più dalla voce dell’autore, dalla voce di chi il libro l’ha ideato, l’ha scritto, l’ha sudato, che da una e aperta o chiusa come DOP comanda. L’idea mi pare carina e suggestiva. Però c’è un però. Un libro nasce per essere letto, non per essere ascoltato. Leggerlo, registrarlo, ascoltarlo non significa spesso snaturarlo? Un libro reso in audiolibro occupa sovente una decina di CD, una decina di ore di ascolto, se non di più. Quanta gente trovi disposta a seguirti dieci ore di narrazione? Quanti di noi sono in grado di rimanere ore e ore concentrati su quell’unica voce che parla parla parla senza sosta, mentre magari guidano l’auto, viaggiano in metropolitana, camminano lungo il corso e osservano le ultime novità esposte in vetrina? Io, che vivo viaggiando in auto da solo per lunghe ore il giorno, ci ho provato, ma ti assicuro che spesso, mentre ascolto, mi annoio, la mia mente vaga altrove, perdo il filo e spesso finisco col desistere dall’ascoltare e col tornare a godermi un po’ della mia musica. Allora mi chiedo: non sarebbe forse meglio, per provare a diffondere la comunque bella abitudine all’audiolibro, studiare testi che siano sin dall’inizio destinati all’ascolto? Non sarebbe più adeguato ideare prodotti che abbiano sin dall’inizio la vocazione ad essere ascoltati piuttosto che letti? Perché non porsi, per esempio, l’obiettivo di realizzare audiolibri la cui durata non superi i canonici 70 minuti di un audio CD? Io credo che ne potrebbero uscire opere molto più godibili, ascoltabili e quindi vendibili. Nel mio piccolo, con la mia esperienza e con i miei limiti, con le mie sole e scarse forze, ci sto già lavorando su da tempo. Tu che ne pensi?

AddThis Social Bookmark Button

La solitudine dei numeri primi non mi è piaciuto

scritto il 28.08.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | 1 Commento »

Immagine di La solitudine dei numeri primiLa solitudine dei numeri primi non mi è piaciuto granché, se non altro per tutte le volte in cui i personaggi, principiali e non, si ritrovano senza fiato, col groppo in gola, con un macigno che non va su né giù e con un peso sullo stomaco.

AddThis Social Bookmark Button

I campioni e il gioco di squadra

scritto il 26.08.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | Commenti »

Promesso: dopo questo post eviterò di occuparmi di calcio per un bel po’; tornerò, insomma, alle mie abitudini. Non mi piacciono i calciatori e gli allenatori che dicono: ho vinto questo, ho vinto quell’altro. I calciatori, gli allenatori, non vincono un bel nulla. Sono le squadre a vincere. Il calcio è gioco di squadra, è il gruppo, il team, l’insieme dei tanti uomini che formano la società a vincere una gara, un trofeo, un campionato. Quando una squadra diventa, chessò, campione d’Italia, non sono il suo portiere o il suo centravanti a divenirlo ma unicamente la loro squadra. Le frasi che sento spesso in TV, del tipo è con noi il campione del mondo Marcello Lippi o è nostro ospite il campione d’Italia Marco Materazzi, non hanno alcun senso e sono del tutto fuorvianti. Campione del mondo è l’Italia nel suo insieme, nel suo essere squadra, nel suo essere team, non il suo pur bravo commissario tecnico. Campione d’Italia è l’Inter e non il suo difensore centrale. Che poi nell’ambito di una società ognuno dia il suo importante contributo è un altro discorso. Ma negli sport di squadra non sono certo i singoli a vincere, sono le loro squadre. Il calcio non è, per citare un esempio, l’atletica leggera, dove eccezion fatta per la staffetta gareggi da solo e puoi far conto unicamente sulle tue forze. I media dovrebbero ricordarselo e imparare a parlare dell’allenatore dell’Italia campione del mondo o del difensore centrale dell’Inter campione d’Italia. Nella speranza, ovviamente, che l’Inter e l’Italia continuino a rimanere a lungo in quei ruoli.

AddThis Social Bookmark Button

Il calcio estivo non conta niente

scritto il 24.08.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | 2 Commenti »

Come volevasi dimostrare, il calcio estivo non conta niente. Al primo impegno ufficiale, quello della Supercoppa Italiana, l’Inter - la cui difesa durante le gare estive amichevoli era parsa inespugnabile - becca due gol dalla Roma, evidenziando - soprattutto in occasione della seconda segnatura - qualche difficoltà. Mettitelo bene in testa: il calcio estivo non conta proprio nulla. Le grandi amichevoli di cui si è farcito da una ventina d’anni a questa parte sono solo un’operazione di marketing, volta a catturare l’attenzione dei tifosi, delle TV e quindi degli sponsor, in un periodo in cui di solito si pensa più alle ferie che al calcio. Le gare che contano sono quelle che valgono tre punti. Puoi inventarti mille trofei Tim, centomila coppe Birra Moretti, un milione di Trofei Berlusconi; al fine di un’analisi oggettiva attorno ai progressi tecnico-tattici di una squadra non conteranno mai niente. La gara di stasera, seppur vinta dall’Inter, lo conferma. Ecco perché ormai da anni scelgo di ignorare qualsiasi incontro estivo che non abbia la veste dell’ufficialità.

AddThis Social Bookmark Button

La storia delle cose: un video colmo di verità

scritto il 22.08.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri, Video | Commenti »

La storia delle cose è un video stupendo. Lo segnala Luca Conti ma desidero riprenderlo anche io. Eccolo. Guardalo tutto, sino in fondo. È bello e colmo di verità, ahinoi. Con un’unica nota su cui dissento: l’ottimismo finale. Sistemare le cose non credo proprio sia nelle nostre capacità di miseri uomini soggiogati dall’egoismo.



AddThis Social Bookmark Button

L’abuso del verbo fare/2

scritto il 16.08.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | Commenti »

L’impresa si compie, il record si stabilisce, la partita si disputa, l’abbonamento si sottoscrive, la foto si scatta, la scuola si frequenta, lo sport si pratica, la causa si intenta, le azioni si compiono,  i gesti pure,  la lettera si scrive, l’esercizio si svolge, il dovere si assolve, l’attenzione si presta, il video si gira.

AddThis Social Bookmark Button

L’abuso del verbo fare

scritto il 16.08.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | 2 Commenti »

I discorsi non si fanno; si tengono o al limite si pronunciano. Nemmeno le strade si fanno, bensì si percorrono. A farle ci pensa lo Stato. Anzi no: lo Stato le realizza, le costruisce. Le domande si pongono o si rivolgono, ché se le fai non ti risponde nessuno. I biglietti si acquistano, ché farli, anzi stamparli, è compito della tipografia. I soldi si guadagnano, si accumulano, si accantonano ma non si fanno. Neanche i debiti si fanno; piuttosto si contraggono, un po’ come capita per certe malattie. I panini si preparano, ché farli è più complesso. Le  barche si acquistano, le automobili pure. Se proprio non le vuoi comprare noleggiale ma non farle. Le indagini si svolgono, gli errori si commettono, i contratti si stipulano, le visite si recano, gli esami si sostengono, i ricorsi si presentano.

AddThis Social Bookmark Button

L’incidente lungo la A4 e il video

scritto il 11.08.08 da marco traferri e archiviato in I miei pensieri | Commenti »

Il terribile incidente stradale che venerdì 8 agosto, lungo l’autostrada A4 tra Cessalto e San Dona’ di Piave, ha causato la morte di sette persone è documentato nei dettagli dal video girato dalle telecamere di sicurezza di Autovie Venete, la concessionaria che gestisce la tratta Venezia-Trieste. Il video, come saprai, è finito online, pubblicato dal quotidiano Messaggero Veneto e poi ripreso dai siti di mezzo mondo e dalle tv. È un video terrificante, che riprende attimo per attimo la dinamica del sinistro e, quindi, gli ultimi istanti di vita delle persone coinvolte. Io l’ho visto e ti assicuro che mi ha turbato molto. Mi chiedo: è giusto pubblicarlo? Rispondo: forse sì. È vero, sono scene che fanno rabbrividire, che choccano, che fanno molto molto male, ma sono scene che, seppur non sempre così tragicamente, si ripetono troppo spesso. Troppo spesso le strade si macchiano di sangue. Troppo spesso la vita di tante persone si spezza tra le lamiere. Troppo spesso non ci rendiamo conto di quanto sia rischioso viaggare sulle quattro ruote. E allora forse è bene prendere coscienza di quanto può accadere e di come il senso di sicurezza che proviamo a bordo delle nostre auto, sempre più sofisticate, sempre più comode, sempre più tecnologiche, si riveli sovente fasullo. Il video dell’A4 me lo ha ricordato.

AddThis Social Bookmark Button